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Non è del tutto normale, alla mia età, sedere ancora sui banchi di scuola, anche se è una scuola universitaria. Sto frequentando, infatti, alla Lateranense un “Master in giornalismo digitale”, circondato da giovani che cercano opportunità di lavoro in un settore di attività così importante oggi, quando i mezzi di comunicazione si stanno rapidamente trasformando con il supporto delle nuove tecnologie.

Il “nonno” della classe

​Inutile dirlo, sono il “nonno” della classe; il compagno di banco non ha ancora compiuto vent’anni.

E mi ha sorpreso il primo giorno di scuola, quando ci siamo presentati: “Non sono su facebook per mia scelta personale, perché ritengo che ci siano un sacco di stupidaggini!”, ha avuto il coraggio di affermare davanti a tutti. Queste sue parole hanno subito suscitato una discussione: “Tutto dipende da come lo usi…”.

Abbiamo cominciato così l’11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes e giornata mondiale del malato, il corso che ci terrà impegnati fino alla fine dell’anno. Le lezioni si concentrano negli ultimi tre giorni della settimana: giovedì pomeriggio, venerdì mattino e pomeriggio (è tosta!), sabato mattino. Il resto è studio e soprattutto pratica. Cosa pratichiamo? I vari programmi digitali, come Photoshop e Internet; architettura digitale e Blog; giornalismo e riprese mobili...

Abbiamo anche un giovane professore di “dizione e speakeraggio” che pretende impariamo a memoria le regole di fonetica e l’impostazione di lingua-denti-labbra-palato-gola per ogni singola vocale e consonante del nostro bel linguaggio: cose che si imparano per forza e si dimenticano per prime. Diciamolo: il prof non gode della nostra migliore simpatia.

Quelle dita troppo grosse…

Facciamo anche esercitazioni interessanti, come la costruzione di un telegiornale, le riprese e la montatura delle immagini e dei suoni su smartphone, le ricerche su internet sui migliori siti di notizie e informazioni. In estate, poi, saremo impegnati in uno stage pratico su un settore di nostro interesse. In autunno riprenderanno le lezioni, che ci porteranno fino all’esame finale in dicembre.

Il mio problema più grande sono le mie dita: troppo grosse per premere sui tasti, sempre più piccoli, dei mezzi tecnologici moderni; dita abituate alla vanga e alla zappa, a piantare e a raccogliere. A essere sincero, la colpa non è degli strumenti, ma di me che li maneggio poco.

Insomma, mi sono imbarcato in un’avventura per me insolita, ma con la convinzione che il vangelo di Cristo può e deve diffondersi anche con i nuovi strumenti del “giornalismo digitale”. Vi racconterò come andrà a finire, sperando che l’avventura sia… a lieto fine.



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