Un sorriso indimenticabile, Il ricordo di p. Graziano Rossato
Padre Eugenio Montesi, missionario in Sierra Leone, fa un ritratto di p. Graziano Rossato, vicentino di Cicogna di Poiana Maggiore, morto a Freetown il 2 dicembre scorso.
Sulla tomba di p. Graziano ci sono due scritte. Una è degli handicappati: "Grazie, padre Graziano, che ci hai presentato il dolce sorriso del Signore Gesù". L'altra è delle suore irlandesi: "Grazie, Signore, del dono di padre Graziano e della sua fede".
Alto e magro, passava tra i suoi studenti seminaristi che ricorrevano a lui per ogni spiegazione e su ogni materia scolastica: latino, greco, metodologia, filosofia, catechesi, sacra scrittura...
Di corsa al mattino presto, prima delle 7, partiva per il seminario con i sei studenti saveriani, su per le colline. Tornava a casa nel pomeriggio, stanco e affaticato per le lezioni, il traffico terribile della capitale, il caldo umido. Non aveva proprio voglia di fare commenti, mentre mangiava in fretta.
Barzellette, capelli e sport
Padre Graziano, ma quante barzellette si ricordava! A cena, con p. Bepi Berton, a volte ci spassavamo dal ridere. I giuseppini del Murialdo, qui vicini a noi, sono soliti invitarci alla preghiera del vespro e all’adorazione la domenica sera. Anche loro si pertivano per le barzellette e i commenti di p. Graziano alle partite di calcio o alle corse di Formula Uno. Che spasso fraterno!
Graziano era il barbiere ufficiale dei saveriani e dei giuseppini. In veranda al secondo piano, di fronte all’oceano, guardando verso Lungi, dove c’è l’aeroporto internazionale e una delle nostre missioni, Graziano la tirava per le lunghe: tagliare i capelli era una scenetta prolungata e spassosa.
Era un grande sportivo. Sapeva tutto di tutte le squadre di calcio, dei calciatori e degli atleti di tanti sport.
Nessuno lo batteva a ping pong o a tennis; sfidava tutti i nostri giovani, seminaristi e insegnanti, anche quando l’ernia lo affliggeva.
Puntuale come un tedesco!
Padre Graziano non sgarrava mai di un minuto. I suoi orari erano sempre precisi, come le sue parole e le sue omelie ben preparate. "Graziano, ma tu sei un tedesco! Sei il nostro Ratzinger!", scherzavamo noi. Le sue abitudini erano note a noi tutti, come un orologio. E sì che l’orologio al polso non lo portava mai.
Ogni domenica, fedelmente, padre Graziano alle 6.15 era già nella nostra chiesetta per la preghiera del mattino e la recita del breviario. Poi, via in parrocchia per il rosario, le confessioni e la "sua" Messa delle 8, che spesso durava un’ora e mezzo. Prima di lui, la chiesona era sempre vuota. Dopo alcune settimane, quando le gente ha capito che alla Messa delle 8 c’era p. Graziano, la chiesona si è riempita. Il suo modo sorridente di accogliere e la sua omelia, sempre chiara e mai troppo lunga, aveva fatto pentare quella Messa la preferita da tanti.
Sapeva infondere speranza
Amava molto la musica. A volte lo sentivamo suonare la chitarra e l’armonium in chiesa, da solo, al mattino presto o la sera tardi. Ha lasciato due chitarre ai nostri seminaristi.In seminario era il direttore spirituale. Tanti seminaristi andavano da lui, che aveva sempre una parola per tutti. Era davvero nato per insegnare e per stare con i giovani studenti.
Era il suo modo di vivere: non critica, ma speranza; non pessimismo, ma il sano ottimismo di chi è sempre pronto a vivere per gli altri e con gli altri. Ricordo l'americano Freddie, alla sua prima visita in Sierra Leone: era scoraggiato. Ha ritrovato coraggio dopo le parole di speranza di p. Graziano. Dagli Usa, ha mandato 50.000 dollari per gli orfani e gli amputati di guerra, promettendo di tornare ancora, per ascoltare e chiacchierare con p. Graziano... Sarà per la prossima volta, ma non qui in terra.
L’ultimo giorno tra noi
Venerdì 1 dicembre. Erano le 2 del pomeriggio, quando padre Graziano torna a casa dal seminario con i sei seminaristi. Stanco del viaggio di ritorno e delle ore di insegnamento, mangia un boccone, insieme ai sei giovani, e va a riposare.
Alle 4, dopo la siesta, ci aiuta nei preparativi per la festa di san Francesco Saverio. La anticipiamo di un giorno, dato che il 3 dicembre cadeva di domenica. Abbiamo invitato i padri giuseppini, alcuni professori del seminario, i sacerdoti delle parrocchie dove lavoriamo noi saveriani: 25 persone in tutto. Padre Graziano alza un tavolo per spostarlo e si sente male. Va a letto e fa sapere che non sarebbe riuscito a celebrare la Messa alle 6 di sera. Viene a tavola alle 7. Siamo in tre: p. Graziano, p. Bepi e io.
Padre Bepi Berton lo convince a prendere delle pillole per il cuore. Le prende, ma continua a parlare di "gastrite". Suda molto e ha vomito. Va in veranda, in cerca di aria. Più tardi, si sente un po' meglio e tenta di riposare. Non vuole né dottore né ospedale e non vuole disturbare.Bepi gli dà il ghiaccio da mettere sul capo, altre pillole... Dice di sentirsi meglio. Chiude la porta per dormire. Sono le 10 della notte.
A mezzanotte, padre Bepi va a vedere: la porta è chiusa e nessun rumore. Torna alle 2 di notte. Questa volta apre la porta. Padre Graziano ci aveva lasciati, davvero senza disturbare!








