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Un pomeriggio del 1953, giornalisti e autorità si erano dati appuntamento alla stazione ferroviaria di Chicago in attesa dell'arrivo del vincitore del premio Nobel per la pace del 1952. Scese dal treno un uomo molto alto, con capelli folti e baffi lunghi. Mentre le macchine fotografiche scattavano immagini, le autorità gli dicevano di essere onorati dalla sua presenza.

Lui ringraziò gentilmente tutti, ma poi a passo veloce, lasciò la folla e raggiunse un'anziana signora di colore che faceva difficoltà a spostarsi con le sue due pesanti valigie. Il signore prese le valigie e con un sorriso e aiutò l'anziana a salire sull'autobus augurandole buon viaggio. Poi, tornò in mezzo ai giornalisti e alle altre persone venute per lui.

Un richiamo molto forte

Era Albert Schweitzer, il famoso medico-missionario che aveva dedicato gran parte della sua vita ad aiutare i più poveri in Africa. Uno dei presenti commentò: "È la prima volta che vedo un'omelia che cammina". La nostra vita dovrebbe essere così: "un'omelia che cammina", senza bisogno di tante parole. Chi ci vede dovrebbe percepire la presenza di Dio in noi e sentirsi attratto a seguire il cammino di Gesù.

Durante la mia permanenza in Friuli, in attesa del visto per gli Usa, e come membro della comunità saveriana di Udine, ho sentito questo "richiamo" molto forte. Collaborando nel ministero domenicale, visitando parrocchie e comunità per confessioni e qualche incontro missionario e vocazionale, quarant'ore, visite ad amici, parenti e persone vicine alla comunità, condividendo i vari momenti di vita comunitaria, l'esempio di Schweitzer mi tornava in mente spesso.

Grazie a saveriani e famigliari

È il Signore che ci ha chiamati a seguirlo e a portare avanti la sua missione. Il nostro compito è essere strumenti dei quali il Signore si serve per realizzare il suo disegno d'amore per l'umanità, anche attraverso di noi. Per questo motivo, sia che il Signore ci chiami a formare una famiglia cristiana, sia che ci chiami a far parte di una famiglia missionaria, tutti ci ritroviamo insieme a seguire i suoi passi e a essere la sua presenza viva nel mondo d'oggi.

Rivolgo il mio più sentito grazie ai saveriani di Udine che mi hanno permesso di condividere con loro un tratto del cammino sui passi di san Guido Conforti. Mi hanno accolto tra loro e aiutato a sentirmi in famiglia. Ringrazio anche i miei cari che hanno reso i mesi trascorsi con loro un tempo di grazia e un'opportunità per far sì che lo spirito di famiglia sia sempre più forte.

Pane per i nostri denti

Dal 23 giugno mi trovo nella comunità saveriana di Franklin, nello stato del Wisconsin, a 120 chilometri da Chicago. Sono con altri cinque confratelli, tra cui p. Alfredo Turco che è qui da parecchi anni. Mi è stato dato un po' di tempo per riprendere il passo dopo 23 anni d'assenza, trascorsi nel New Jersey e poi in Colombia dal 1997.

Le attività saranno un po' diverse da quelle che svolgevo a Bogotà, nella nostra parrocchia de "La Encarnación". Negli Stati Uniti, infatti, noi saveriani collaboriamo con i sacerdoti delle parrocchie. Ma poi ci sono incontri di animazione missionaria e vocazionale, responsabilità e servizio in casa, attenzione alle persone, spirito di famiglia caratterizzato dall'amore scambievole e dalla misericordia...Tutto questo è "pane per i nostri denti" in qualsiasi parte del mondo, in cui siamo chiamati a essere testimoni del Risorto.

Ci auguriamo a vicenda, allora, di essere "omelie che camminano" per quanti ci incontrano, in modo che attraverso di noi Cristo Gesù, missionario del Padre, possa continuare ad attrarre giovani a seguirlo anche nella vita consacrata e missionaria con generosità, amore e gioia.



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