Un gregge piccolo, ma fervoroso
Da Taiwan p. Edi ci scrive
Qui noi tutti bene. Ora siamo in tre perché p. Alessandro Dell'Orto di Eboli, è in Italia, rientrerà verso il 20 marzo. Il lavoro non manca, e ne sono ben felice. È un lavoro qui, personale. Mi spiego: non abbiamo grossi numeri di catecumeni o di cristiani come possono esserci in Africa o in America Latina. Ma i pochi cristiani (la nostra chiesetta ha un numero di circa 150) sono molto bravi. L'ambiente non li aiuta per niente: le varie religioni, il sincretismo strisciante, la cultura di fondo e oso dire anche la "nuova - moda" buddista, sono continue sfide alla loro fede, alla perseveranza in essa.
Ma in tutto questo la grazia di Dio lavora, cosa che sperimento su di me ogni giorno. Nonostante tutte le nostre limitazioni di cultura e lingua, ogni giorno c'è qualcuno che si avvicina a noi. Ieri ho ricevuto una telefonata di una persona che vuole introdurre un amico alla fede cattolica. Una mamma è venuta da una trentina di chilometri per cercare una chiesa, per venire a messa con la sua famiglia, perché là dove si trova non ci sono chiese.
Ieri sera due ragazze di liceo hanno iniziato con me una introduzione al Vangelo. Per Pasqua tre persone, un architetto, una mamma di famiglia e una studentessa universitaria, concluderanno il cammino catecumenale, che dura tre anni, con il battesimo. Tutti questi piccoli segni, alle volte sembrano come la pioggia nel deserto, nel deserto di questa città dove tutto parla di indifferenza.
Mi scuso per questa brevità e vi saluto e vi chiedo di unirvi in preghiera a questo lavoro missionario, specialmente ora, durante la Quaresima. Qui si sente molto il bisogno di questo sostegno, il sostegno della preghiera. La prossima volta spero di potervi scrivere sui miracoli che lo Spirito opera con qualche esperienza diretta con queste persone.








