Skip to main content
Condividi su

LA PAROLA
Mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli: “Mettetevi bene in mente queste parole: Il Figlio dell’Uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini”.
Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano il timore di interrogarlo su questo argomento. Nacque così una discussione tra loro, chi di loro fosse il più grande. Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: “Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo tra voi, questi è il grande” (Lc 9,43b-48).

È una generazione perversa e senza fede (Lc 9,41) quella che ha davanti Gesù. Eppure si è riempita di ammirazione vedendo le opere prodigiose da lui compiute. Non vi è nessuna contraddizione tra le due affermazioni. Mettono in luce, di contro, l’ambiguità di quella religiosità che vive di miracoli, di segni spettacolari e mediatici, ritenuti a torto “convincenti”. È una religione che Gesù chiama incredulità perché non è in grado di affidarsi a Dio né all’uomo, incapace di resistere di fronte alla debolezza e alla mancata evidenza di Dio.  

Si direbbe che Gesù non vuole cavalcare l’onda del successo - sarebbe un naufragio - e si affretta a smorzare le aspettative trionfalistiche dei discepoli: “Mettetevi bene in mente queste parole: Il Figlio dell’Uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini”. “Tenete a mente, ficcatevi in testa”, come a dire che neanche le sue parole sono magiche. Bisognerà ricordarle più e più volte, lasciando così la responsabilità della loro efficacia nelle mani dei discepoli. Anche loro, come la gente, saranno tentati di rimuovere lo scandalo del dolore. Perché in questo secondo annuncio della passione, il più breve di tutti, Gesù non fa direttamente accenno alla sua morte né alla risurrezione, ma alla consegna nelle mani degli uomini.

Lo attende un profondo guado di spogliazione di quel potere, exousía, che tanta ammirazione aveva destato nelle folle fin dall’inizio del suo ministero (Lc 4,22). Un Dio in balia della nostra cattiveria, della nostra capricciosa volontà fa veramente paura. I discepoli non comprendono il senso di quelle parole e neppure fanno domande. Temono forse che quella possa essere la loro sorte? Una cosa certamente è chiara: se il Maestro sarà tolto di mezzo, qualcuno dovrà prenderne il posto. Il regno può andare avanti anche senza di lui. La discussione che intavolano sul chi fosse il più grande tradisce la preoccupazione della comunità di Luca: chi aveva il diritto di ergersi al di sopra degli altri?

Gesù non risponde con un trattato sull’autorità, né con un richiamo morale. Fa invece un gesto bellissimo. Prende un bambino e se lo mette accanto. L’altezza di Gesù è quella. È l’altezza di chi in quel tempo veniva trattato alla stregua degli schiavi: ultimo nella scala sociale, senza diritti, valutato per la sua forza lavoro e sfruttato come tale. È Gesù che fa entrare quel piccolo nel seno della sua comunità. Lo prende per mano, lo fa sedere vicino a sé. L’appartenenza alla Chiesa è risposta alla chiamata di Gesù, non il contrassegno di prerogative personali o di gruppo. I discepoli non devono dimenticarlo mai, né nei riguardi di sé stessi, né di altri che risponderanno alla stessa chiamata. Saranno accolti quando verranno riconosciuti come piccoli e servi, senza diritti da far prevalere. Ma, alla stregua del Maestro, saranno esposti al rifiuto per la stessa ragione.

La Chiesa cozza spesso contro la roccia dell’ultimità, dell’insignificanza. Fa fatica a mandarla giù. E oggi che vi è spinta dall’inesorabilità della storia, cerca invano di far risuonare le trombe della riscossa. Più che di trombe trionfanti è giunto il tempo d’ascoltare il suono di gesti e parole sommesse: far sedere un piccolo nella sedia accanto alla nostra e abbassarci fino ad incrociare il suo sguardo. E sarà ogni volta Natale.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 2483.51 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Novembre 2019
Fratel Domenico Vignato è l’ultimo arrivato nella comunità di Desio. Dopo la prima professione religiosa, ha svolto il servizio in varie comunit…
Edizione di Marzo 2018
Sono stato “apostolino saveriano” tra il 1960 e il 1966, i primi tre anni a Vicenza in viale Trento, dove ho affrontato gli studi della 5ª elementare…
Edizione di Febbraio 2015
È arrivato e passato Natale anche quest’anno. Nel 2013 l’avevo trascorso in ospedale a Makeni con la malaria e la prostata infiammata. Nel 2014… con…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito