Un Cristiano per il Terzo Millennio
Ottobre, mese missionario
Ottobre è il mese missionario: mese intenso di preghiera, opere buone e offerte; i cattolici partecipano alle varie manifestazioni in forma corale. Sono commoventi tanti episodi di grande generosità, e il volontariato con tutte le sue manifestazioni ne è la riprova: "Amare fino a dare la vita per gli altri". È il tentativo di imitare Colui che per noi ha dato la sua vita su di una croce.
Tutto bene? In un momento di sconforto p. Turoldo disse: "Ci vorrebbe Diogene con la sua lampada per scoprire i pochi cristiani in circolazione!". Tutti conosciamo le difficoltà della nostra pastorale: i sacerdoti sono allarmati per lo svuotamento graduale e progressivo delle nostre chiese. Tipico il caso dei nostri giovani: dopo la Cresima scompaiono in massa; nel passato riapparivano al momento del matrimonio, ma ora spesso disertano anche quest'appuntamento, perché hanno imparato a convivere beatamente o a starsene a casa sotto tutela dei genitori per paura di ciò che potrebbe succedere in caso di crescita: è il terrore dell'impegno. Timori più disimpegno portano la nostra gente verso lidi più tranquilli e accomodanti.
Qualcosa di simile ho esperimentato anche in Africa: frequenza buona durante l'anno scolastico, mentre intisichiva durante le vacanze. Qualche volta ho voluto sincerarmi di persona andando nei villaggi: volevo capire in che cosa consistesse "il dovuto relax" dopo la stressante fatica scolastica. Con mia incredulità ho scoperto che avevano messo in ferie Dio e la sua morale, con il tacito accordo di riprendere il bel tutto all'inizio delle lezioni.
È sorprendente, ma è una consuetudine già ben consolidata in tutto il mondo cristiano. Diogneto, uno scrittore del Primo secolo, in una lettera, osservava che i cristiani erano ormai bene inseriti nel tessuto sociale del tempo, esercitavano mestieri, mansioni e uffici come tutti gli altri cittadini; si trovavano ovunque, perfino nella casa dell'imperatore e nelle alte sfere dello stato; tutto come gli altri, ma con uno stile diverso: lo stile Cristo vissuto nella sua radicalità.
Viviamo in una società multietnica; nei negozi, negli uffici, al lavoro, in viaggio è normale imbattersi con protestanti, musulmani, buddisti, atei. Più volte, mi sono proposto di cercare lo stile diverso del cristiano, ma ho dovuto convenire con p. Turoldo: tutti sembrano appiattiti sui loro interessi. Stampa, radio e Tv, già da tempo hanno licenziato Dio e il suo Cristo, perché la loro presenza non fa cassetta.
In questo senso, i mass media stanno manovrando il cervello umano: il Dio di Gesù Cristo è troppo scomodo, meglio ignorarlo per stare in pace; tutt'al più se ne riparlerà, se ce ne sarà tempo, alla presenza di sorella morte, naturalmente a conto chiuso perché così non avremo la briga di prepararci per una possibile difesa!
Fatalismo pessimista? È proprio questo il momento in cui il cristiano dovrebbe entrare in azione col suo stile diverso; il Cristo vissuto radicalmente è la vera soluzione della propria vita individuale e di quella della società nella sua storia, ed è il vero dono a Dio gradito nel mese di ottobre, mese missionario e come preparazione del Giubileo.








