Un apostolo del Giappone: Padre Virgilio Aresi
Mio cugino, il Saveriano p. Virginio Aresi, è morto in Giappone esattamente 2 anni fa, il 15 di dicembre. Mi piace ricordare la sua figura. Cominciai a conoscerlo negli anni della sua permanenza a Desio, cittadina distante pochi chilometri dal paese in cui abitavo. In quel periodo – soprattutto nella bella stagione - Virginio veniva a farci visita in bicicletta.
Era affezionato a mio padre; erano di età diversa, ma nati a pochi metri di distanza nelle cascine della campagna di Brignano. Quando partì nel 1963, mi dispiacque molto, ma iniziammo a scambiarci notizie italiane e giapponesi. Era così preciso che ad ogni evento importante - quale il battesimo della sua insegnante di lingua giapponese - oltre al ricordo mi mandava delle fotografie. Le sue lettere erano poesie.
Nel frattempo sono cresciuta anch'io, diventata mamma di una bimba. Durante una visita di Virginio in Italia, notai che lui si rivolgeva a mia figlia piccola con lo stesso affetto da me sentito molti anni prima: mi ha commosso. Mi fece promettere una visita presso la sua parrocchia di Kishiwada per l'anno successivo. Fu così che ebbi la fortuna di conoscerlo sul "luogo di lavoro".
Pur essendo molto affezionato al suo paese e all'Italia, ha scelto di essere "fratello tra i fratelli" rinunciando alla cittadinanza italiana e con il nome di Takayama Sadayoshi è diventato cittadino giapponese, sulle orme di grandi missionari del passato. Entrò nell'università di Eichi di Osaka come titolare della Cattedra di Scienze Politiche e Sociali. Fra i suoi cristiani era famoso come uomo della "riconciliazione".
Sovente, alcune coppie di sposi si rivolgevano a lui, "litiganti". Era felice quando vedeva realizzarsi tale riappacificazione. Devo 'subire' cenette e brindisi per festeggiare con loro, poco consigliabili alla salute, ma tanto al cuore" diceva.
Il momento più doloroso è stato certamente quel brutto terremoto del 17.1.1995: la bella chiesa in stile gotico nel centro di Kobe fu ridotta ad un cumulo di macerie. Dovette abbandonare la sua parrocchia e trasferirsi nel Kiusciu a Miyakonjo, nel sud del Giappone. La morte lo ha sorpreso mentre era ancora nel pieno fervore della sua attività pastorale all'età di 71 anni.
Molti religiosi ed una folla di fedeli convenuti da molto lontano - persino da 800 chilometri - suoi ex parrocchiani e amici affezionatissimi (che ho personalmente conosciuto) lo hanno salutato con immenso affetto. Posso dire con tutta onestà che queste persone lo venerano.






