Un anno intero speso bene
I giovani di Parma hanno partecipato durante l'anno a vari incontri di preghiera, dialogo e catechesi con il vescovo mons. Solmi. C'eravamo anche noi studenti saveriani. Uno degli appuntamenti era incentrato sulla parabola del "buon samaritano". Per l'occasione, il vescovo ha invitato un sacerdote di Reggio Emilia, don Daniele Simonazzi, a guidare la meditazione.
Don Daniele ha proposto di vedere il cristiano nell'uomo che riceve le botte sulla via e che beneficia della pietà del "samaritano". Questa idea ha caratterizzato anche le opportunità di formazione vissute da noi studenti. A due a due, infatti, siamo stati accolti come collaboratori da alcune parrocchie di Parma, da qualche famiglia che si riunisce per pregare, da gruppi impegnati nel sociale.
Il dopo scuola a "Ghidini"
Nel quartiere Montanara di Parma ha sede l'associazione "Gruppo scuola" che si occupa dell'educazione dei ragazzi. Negli anni, l'associazione è diventata una realtà abbastanza grande. Tra insegnanti, genitori e bambini si è instaurato un rapporto d'amicizia. Tanti alunni, diventati adulti, hanno voluto a loro volta aiutare.
Così l'associazione ha potuto organizzare iniziative nuove e strutturarsi in piccoli gruppi specialistici, tra i quali il dopo scuola "Villa Ghidini". Qui i ragazzi del quartiere con meno di quattordici anni si trovano per studiare, fare i compiti, farsi spiegare le lezioni da qualche educatore e anche per giocare. I saveriani Francisco e Pierre sono andati un po' come volontari, un po' come alunni bisognosi di ripetizioni d'aritmetica e un po' per sfidare i ragazzi a calcetto o a ping-pong.
Il carcere e "La Bula"
Roger e Andrea hanno fatto i volontari nel carcere di Parma. Volevano portare il vangelo, ma ci hanno detto che a raccontarlo sono stati proprio i detenuti, a partire delle loro storie di sofferenza, unite alla voglia di riscatto che li anima.
La cooperativa sociale "La Bula" lavora da più di venticinque anni a Parma con ragazzi e ragazze diversamente abili, seguendo il modello dell'integrazione. Famiglie e ragazzi sono coinvolti per realizzare diversi lavori con il legno, la pittura o attraverso lo sport. L'artigianato del legno ha stregato anche Cesar e Jacques. Nel corso dell'anno si sono inseriti nelle attività dell'associazione.
Lavorando, chiacchierano, ascoltano e raccontano esperienze. Dicono di aver scoperto che è la gratuità di queste conversazioni a contare più di ogni altra cosa.
"Pozzo di Sicar" e preghiera
L'associazione "Pozzo di Sicar" è nata negli anni novanta da un piccolo gruppo di persone che sognava l'accoglienza. Da allora un bel po' di gente bisognosa è passata in via Sidolli a Parma, proveniente da varie nazioni e seguita da un bel numero di volontari e dalle saveriane vicine di casa. Chi arriva, arricchisce gli altri con la propria storia, cultura e lingua.
L'associazione è organizzata in piccoli gruppi. In quello di spiritualità c'erano anche Petrus e Damas. L'obiettivo era fornire continuità alle diverse esperienze di fede all'interno della casa, garantendo il desiderio di preghiera che c'è in ogni persona. Così, ospiti e soci insieme hanno portato avanti il tema: "Sentirsi amati senza confini".
"Di mano in mano" e l'ascolto
"Di mano in mano" è un'associazione nata in collaborazione con la Caritas diocesana, per volontà di un gruppo di persone accomunate dalla causa di tanti emarginati. Di fronte al sempre crescente numero di fratelli e sorelle che bussano alle porte della città, "Di mano in mano" vuole essere una "piccola tenda d'incontro", dove chiunque può recarsi e trovare ascolto e accoglienza.
Filibert e Bernard hanno detto che si sono sentiti come in un "campo di lavoro saveriano" perché, indipendentemente dalla religione, ogni persona trova la porta aperta. Non avevano niente di specifico da fare, ma si sono resi disponibili per ogni esigenza e urgenza.
A fine anno accademico, ringraziamo tutti per averci accolto, accettato, formato, preso e "salvato", come il "samaritano" ha fatto verso il viandante bisognoso di aiuto.








