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Un anno intero per riflettere, Giovani preti di Ravenna-Cervia

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Anche per noi giovani sacerdoti, ordinati da non più di 10 anni, è importante riflettere sul modo di essere e di fare il prete oggi. Per questo, abbiamo sentito l'esigenza di fare un cammino di formazione lungo un anno. Come prima tappa abbiamo deciso di trovarci a San Pietro in Vincoli, presso la comunità dei saveriani per un ritiro di due giorni.

Eravamo veramente pochi. Forse gli altri preti sono molto più occupati di noi e non riescono a prendersi un po' di tempo per conoscersi meglio... Erano con noi il vicario generale don Alberto e il nostro arcivescovo Giuseppe. Abbiamo ascoltato il relatore don Giuseppe Sovernigo, della diocesi di Treviso, e abbiamo condiviso le nostre esperienze, con l'aggiunta di qualche esercizio.

Il nostro rapporto con gli altri

Se il prete è anche e soprattutto un uomo di relazione, noi come ci comportiamo nelle nostre relazioni con gli altri?

Su questo tema rifletteremo tutto quest'anno. Oltre alla "due giorni" dai saveriani e al ritiro di giugno che faremo in terra veneta, ogni mese ci incontriamo nelle parrocchie. E abbiamo deciso di cominciare proprio dalle relazioni più "difficili": i rapporti di autorità.

Ciascuno di noi è "costretto" dalla vita ad avere contatti con le autorità (ad esempio, il vescovo o i superiori), oppure a prendere decisioni e a compiere scelte come autorità (ad esempio, il parroco con i suoi fedeli). In queste relazioni possono esserci degli intoppi. Ci siamo chiesti: cosa abbiamo fatto? Cosa avremmo potuto fare?

Come migliorare noi stessi

In questo modo abbiamo trascorso lunedì 7 e martedì 8 gennaio dai saveriani. Abbiamo ascoltato chi ne sa più di noi e ci siamo esercitati a leggere il modo con cui noi teniamo i nostri rapporti con gli altri. Aiutati dall'esperto, abbiamo colto i punti di forza e gli elementi più critici delle nostre scelte e delle nostre azioni.

Crediamo che in questo modo possiamo migliorare noi stessi e crescere in fraternità. Esporci anche nelle proprie sconfitte davanti ai fratelli, infatti, è un gesto di grande fiducia negli altri. Così speriamo di saperci muovere meglio nel mondo, come Gesù, il buon Pastore, che è andato incontro a tutti senza distinzioni.

Perché abbiamo scelto i saveriani? Per una serie di fattori: la cucina della signora Tiziana, la cantina di padre Nardo, la simpatica ospitalità dei missionari, la tranquillità della casa e tanti altri dettagli che ci fanno sentire a nostro agio. Grazie, davvero!



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