Un altro Iraq è possibile, Il racconto di Simona Torretta
Simona Torretta, la volontaria romana dell’associazione “Un ponte per...”, rapita con Simona Pari in Iraq nel settembre del 2004, è stata ospite presso i missionari saveriani di Brescia. Nella serata, organizzata dal Brescia Social Forum, Simona ha presentato il suo libro “Otto anni e 21 giorni. Il mio impegno di solidarietà in Iraq” (Rizzoli).
Non solo violenza
Nel suo intervento, Simona ha spiegato di aver voluto dare una testimonianza degli ultimi otto anni della sua vita, terminando con i 21 giorni del sequestro. “Il libro è un modo per far emergere l’immagine più intima e familiare dell’Iraq. Parlo della storia delle persone con cui ho lavorato e collaborato fino a quando sono potuta restare”. L’Iraq non è solo un teatro di violenze. Ci sono numerose persone, associazioni non governative irachene e sindacati che lavorano ogni giorno per garantire assistenza alle persone bisognose e cercano di riportare, laddove è possibile, quei diritti umani che sono violati quotidianamente dall’occupazione militare, dalla guerra in corso e dagli atti terroristici.
Simona ha conosciuto l’Iraq in alcune sue fasi storiche importanti: erano gli anni della dittatura di Saddam Hussein e dell’embargo imposto dalla comunità internazionale. L’embargo aveva indebolito ancora di più la società irachena e aveva tolto la possibilità di continuare sulla strada dello sviluppo, indispensabile perchè un Paese possa competere con il resto del mondo.
Cultura e dialogo
In questo contesto è iniziata l’attività di “Un ponte per...”, l’unica organizzazione italiana presente sul territorio. Durante i bombardamenti del marzo 2003, Simona era a Baghdad: garantiva assistenza ai feriti e manteneva ferma la solidarietà verso una popolazione minacciata da una guerra. La fine dei bombardamenti ha portato euforia, ma anche saccheggi di una buona parte del patrimonio culturale ed economico del Paese: biblioteche, musei, gallerie d’arte, università, banche, ministeri e ospedali.
“L’Iraq è un Paese ricco di cultura, con una grande tradizione letteraria. Personalmente ho conosciuto molte persone qualificate e istruite”. La gente era aperta al confronto, abituata al dialogo con altre popolazioni. “Prima dell’embargo non era una società chiusa e intollerante; non lo era mai stata”. Queste esperienze hanno convinto Simona che solo la concreta solidarietà tra i popoli può condurre a una vera pace. E il rapimento che ha subito non ha inficiato questa certezza.








