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Giuseppe Chiesa, medico di Acqui Terme, visitatore della mostra “Warega” i primi giorni dell’anno, ha scritto una lettera al direttore del “Giornale di Brescia”, pubblicata dal quotidiano cittadino il 9 gennaio. La riportiamo, perché possano leggerla anche tutti gli amici di “Missionari Saveriani”.

Egregio direttore, sono un medico di Acqui Terme con la passione per l'arte africana. Scrivo dopo aver visitato la mostra "I Warega, i signori della foresta congolese", allestita presso il chiostro della chiesa di San Cristo e organizzata dai missionari saveriani di Brescia, con il progetto espositivo e il materiale raccolto da p. Andrea Tam, che per trent'anni ha raccolto testimonianze e storia di quel popolo che vive nella vasta area del Congo RD.

Ho imparato ancora qualcosa

Sono un conoscitore e collezionista di questa materia, ma devo riconoscere di aver imparato molto dalla narrazione delle varie cerimonie iniziatiche, processuali e rituali dei villaggi dei lega (soprattutto nelle zone di Shabunda e Mwenga), che sono sintetizzate nelle raccolte, pannelli e insieme di maschere, personaggi lignei o avori ancora in uso, che raccontano episodi di vita e storie da rievocare.

Nonostante le poche risorse impiegate, l'esposizione colpisce per la ricchezza e la forza degli oggetti in mostra, alcuni di questi molto antichi. La tematica è esposta in quadri e pannelli che sono stati mirabilmente spiegati e descritti dalla guida che ci ha accompagnati, la signora Grazia De Giuli. Debbo ringraziare il coordinatore, il signor Franco Zavarise, per la sua disponibilità e assistenza.

Grazie a p. Tam e ai 50 volontari

Un “grazie particolare” va a p. Gianandrea Tam (missionario saveriano) che, unico europeo a essere iniziato ai riti mwami dal popolo lega, è riuscito a raccogliere materiali e antichi oggetti nascosti nei villaggi, e messi al riparo dalle razzie e dalle guerre etniche recenti, con l'obiettivo di preservare e farne conoscere la cultura e le credenze.

Penso che la visita alla mostra sia un'occasione per scoprire realtà sconosciute a molti, e un ottimo strumento didattico per scolaresche o curiosi dell'arte.

Credo di tornare a visitarla presto e di portare con me amici e appassionati, ma sono sicuro che darete nuova eco all'evento sulle pagine del vostro giornale prima del 1° marzo, giorno di chiusura della mostra, perché ritengo che meriti. Come meritano un plauso i 50 volontari e volontarie che si alternano nell'opera di divulgazione delle attività dei missionari saveriani e dell’assistenza durante la mostra.


Mancano pochi giorni alla chiusura (1° marzo): i ritardatari s’affrettino a visitare questa “mostra unica al mondo”. Orari d’apertura: feriali 9-12,30; 14,30-17; domenica e festivi 14,30-18,30



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