Sulla via delle Beatitudini…
Zia suor Teresina, sorella della mamma, disse un giorno a me giovane prete: “Voi presbiteri siete gli amici di Gesù”. Ecco una buona chiave di lettura per capire la vita cristiana sotto una luce bella, radiosa, che scalda il cuore anche negli inverni gelidi della vita. Di fatto, la frase di Gesù “non vi chiamo più servi ma amici” cambia tutto e ci porta a vedere con occhi nuovi lo stile della vita cristiana che si concretizza nelle beatitudini.
P. Ermes Ronchi dice che “per la prima lezione del maestro Gesù, all'aperto, sulla collina, il lago come sfondo, come primo argomento ha scelto la felicità. Perché è la cosa che più ci manca, che tutti cerchiamo, in tutti i modi e tutti i giorni. Perché la vita è una continua ricerca di felicità.
Gesù, nel discorso delle Beatitudini, riassume il segreto di questa strada per la vera gioia così: Dio regala gioia a chi produce amore, aggiunge vita, edifica pace. E queste parole vengono da Gesù, maestro controcorrente, che non è affascinato dalla realizzazione di sé, che non è ammaliato dalla ricerca del proprio bene, che non riferisce tutto a sé stesso ma indica sempre il Padre. Non sono questi i segni distintivi della vita Cristiana?
Sentirsi amici del Signore vuol dire sentirsi accettati per come siamo. Chi ha la fortuna di avere amici veri sa di che ricchezza si tratta. Gesù stesso dice di dare la vita per i propri amici. E per farlo bisogna AMARE.
Di fronte a questa parola ci perdiamo e iniziamo a distinguere i vari tipi di amore. Quante volte ci siamo nascosti dietro le regole, le cose da fare, addirittura la preghiera, per non esprimere a noi stessi l’aridità nei confronti di un fratello o sorella che in quel momento aveva bisogno della nostra attenzione.
Un amico sacerdote classe 1899, curato degli adulti al mio paese e impegnato a seguire anche i presbiteri di lì tra cui molti religiosi, missionari e un paio di vescovi, un giorno mi ha detto: “Bisogna crearsi una coscienza di contrabbando”. Ricordate la parabola del Buon Samaritano. Ecco, il Samaritano, sfidando i giudizi dei benpensanti del suo popolo, è andato oltre le regole per seguire quelle di Dio. E credo rappresenti la coscienza di contrabbando di cui don Battista mi parlava. La stessa che ha portato Gesù sulla croce.
Le opere di Misericordia sulle quali saremo misurati, secondo il Vangelo, hanno come obiettivo il nostro prossimo che è prima di tutto la nostra famiglia, la nostra comunità parrocchiale o religiosa. Perché è da come ci vogliamo bene all’interno delle nostre famiglie che la testimonianza della misericordia di Dio filtra e traspare anche all’esterno. Scrive papa Francesco: “Chi segue Cristo non può che diventare missionario e sa che Gesù rinuncia all’esercizio di ogni potere per diventare fratello e sorella degli ultimi, portando loro la testimonianza della gioia del Vangelo che è segno dell’Amore di Dio: la Carità”.







