Sud/Nord Notizie: Vivere e testimoniare, Papa Giov. Paolo II
Giovanni Paolo II ha scritto, parlato e viaggiato molto. Anche i suoi ultimi giorni e il lungo continuato pellegrinaggio alle sue spoglie sono stati momenti intensi di evangelizzazione missionaria nel mondo intero.
Vogliamo ricordare questo grande Papa missionario, riportando alcune sue parole, perché ci accompagnino nella vita.
Ricordiamo innanzitutto il primo incontro che abbiamo avuto con lui (22 ottobre ’78): “Non abbiate paura di accogliere Cristo. Non abbiate paura. Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Aprite i confini degli stati, i sistemi economici e politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Oggi l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita eterna”. E ripetiamo l’augurio che ci ha rivolto al termine della via crucis del 2003: “Auguro a tutti voi di vivere e anche di testimoniare”.
La voce dei poveri
Mi sento solidale con voi. Vi amo perché siete i prediletti di Dio. Lui stesso, nel fondare la chiesa, aveva presente l’umanità povera e bisognosa. (Messico ’79)
Non posso tacere mentre i miei fratelli e sorelle sono in pericolo. Io sono la voce di quelli che non hanno voce: la voce degli innocenti morti perché non avevano acqua e pane; la voce dei padri e delle madri che hanno visto morire i loro figli; la voce delle future generazioni che non devono più vivere con la terribile minaccia sulla loro esistenza. Non permettiamo che l’avvenire di questi popoli sia sempre minacciato! (Burkina Faso ’80)
È vero che il papa ha molti impegni, ma, forse, Gesù un giorno chiederà al papa: “Tu hai parlato con i ministri, i presidenti, i cardinali, i vescovi. Non hai trovato il tempo per incontrarti con i poveri e i bisognosi?”. E allora questo incontro con voi sarà più importante di tanti altri. (Ospizio Santa Marta, 3 gen. ’88)
L’impegno per la pace
Ricordare il passato è impegnarsi per il futuro. Ricordare Hiroshima è aborrire la guerra nucleare. Il ricorso alla guerra non è inevitabile o insostituibile. Le divergenze possono e devono essere risolte con mezzi che non siano la guerra e la violenza. La pace deve essere sempre il fine; la pace deve essere perseguita e difesa in ogni circostanza. Non ripetiamo un passato di violenza e distruzione. (Hiroshima ’81)
È doveroso per i credenti, a qualunque religione appartengano, proclamare che mai potremo essere felici gli uni contro gli altri; mai il futuro dell'umanità potrà essere assicurato dal terrorismo e dalla logica della guerra. Noi cristiani, siamo chiamati ad essere le sentinelle della pace, nei luoghi in cui viviamo e lavoriamo. (23 feb. ’03)
Per il cristiano proclamare la pace è annunziare Cristo che è la nostra pace; è annunciare il suo vangelo, che è vangelo della pace. (1 gen. ’04)
Non di muri, ma di ponti ha bisogno l’umanità. (16 nov. ’03)
Solidarietà globale
Per una società più equa e per una pace più stabile in un mondo che cammina sulla strada della globalizzazione, è urgente promuovere il senso di responsabilità per il bene comune. È questa la strada per costruire una comunità mondiale basata sulla fiducia reciproca e sul sostegno vicendevole. La sfida, insomma, è quella di assicurare una globalizzazione nella solidarietà, una globalizzazione senza marginalizzazione. (1 gen ’98)
Non sarebbe degno dell’uomo un tipo di sviluppo che non promuovesse i diritti umani, personali e sociali, economici e politici. Oggi si riconosce uno sviluppo limitato soltanto al lato economico. Esso subordina la persona umana esclusivamente al profitto. (Enciclica SRS ’87)
Il mondo non può sentirsi tranquillo e soddisfatto davanti alla situazione caotica e sconcertante che si presenta davanti ai nostri occhi: nazioni, settori della popolazione, famiglie e singole persone sempre più ricche in confronto a popoli, famiglie e moltitudini di persone sprofondate nella povertà, vittime della fame e delle malattie, bisognose di una degna dimora, di servizi sanitari, di accesso alla cultura. (S. Domingo ’92)








