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Sud/Nord Notizie: Un grande mercato globale

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Buoni e cattivi affari

Usa: museo dei pellerossa. A fine settembre è stato inaugurato il museo dedicato agli indiani d'America. L'edificio, costato più di duecento milioni di dollari, è su cinque piani e ha la forma di un enorme macigno eroso per secoli dalla pioggia e dal vento. Si tratta di un riconoscimento culturale, ma è anche il segno di una diversa presenza dei pellerossa nel panorama sociale ed economico degli Stati Uniti. Oggi alcune famiglie sono diventate ricche sfruttando i giacimenti di petrolio, metano e altri minerali scoperti nei loro territori. Qualcuno ha aperto addirittura case da gioco nelle riserve; a tutt'oggi se ne contano 180.

Africa: frontiera del petrolio. Il continente africano sta diventando sempre più il terreno di una nuova “colonizzazione” da parte dei Paesi occidentali. L'interesse è rivolto al petrolio. I vantaggi dell'oro nero africano sono considerevoli per l'abbattimento dei costi di estrazione e di trasporto. Nigeria, Angola, Sudan sono tra i maggiori produttori di petrolio, con giacimenti ancora poco sfruttati. Anche la Libia ha ingenti giacimenti di gasolio convogliabile in Europa. Nonostante la scoperta dei pozzi, l'Africa centrale stagna nella miseria. Decine di persone muoiono in esplosioni causate da ladri di petrolio, malviventi che per rubare forano deliberatamente gli oleodotti. Le chiese e le ong della regione africana chiedono che l'oro nero divenga uno strumento per la vita e non per la morte dei popoli d'Africa.

Colombia: i beni dei narcos. La Colombia prova a camminare sulla strada giusta. Con un provvedimento, il governo ha stabilito di distribuire 110 mila ettari (su 200 mila) di terreni, sequestrati ai narcotrafficanti dalla direzione nazionale stupefacenti, a contadini senza terra e a famiglie che hanno dovuto abbandonare le proprie case per la violenza della guerriglia. Le prime consegne di terra sono già avvenute. Si tratta di una piccola iniezione di fiducia per centinaia di migliaia di contadini senza terra e sfollati.

Problemi vecchi e nuovi

Sudamerica: piaga dei sequestri. Sono definiti “sequestri express”, durano poche ore e colpiscono gli imprenditori e i loro familiari. Nascono spesso tra le pieghe della disperazione, trovano complicità nelle forze dell'ordine e puntano a guadagni rapidi. È una nuova tegola sul continente latinoamericano, che accentua l'instabilità sociale. Il fenomeno è esploso in Argentina dove, a organizzare i rapimenti, sono bande o anche delinquenti improvvisati. Anche in Messico non si tratta più di fatti sporadici. Migliaia di persone sono scese in strada a Buenos Aires e Città del Messico per chiedere giustizia e maggior sicurezza.

Brasile: schiavi spaccapietre. Nella regione di Santa Luz almeno duemila famiglie, a volte anche bambini, lavorano nelle cave pur di garantirsi un piatto di riso e fagioli due volte al giorno. Per guadagnare 26 euro al mese devono trasformare grandi blocchi di roccia biancastra in mille blocchetti di due chili ciascuno. Ma prima di modellare le pietre a colpi di scalpello, devono strappare i blocchi dalla roccia con la polvere da sparo. Spesso chi acquista la merce paga con buoni-pasto che devono essere spesi sul posto. Non esiste alcuna tutela sanitaria e gli infortuni sono frequentissimi. Il prezzo delle pietre, inoltre, è lo stesso da dieci anni; solo il 5% dei lavoratori può permettersi di pagare l'iscrizione al sindacato.

Arabia Saudita: lavoratori stranieri in schiavitù. Ha suscitato scalpore un rapporto dell'organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch sulle condizioni di lavoro degli stranieri in Arabia Saudita. La maggior parte di essi, infatti, sarebbe sfruttata, maltrattata e ridotta in schiavitù. La situazione è anche peggiore per le donne, spesso vittime di violenze sessuali. Sono quasi dieci milioni i lavoratori stranieri, per lo più di origine asiatica, che lavorano nel regno saudita. Scaduto il contratto temporaneo di lavoro, devono tornare nel Paese di provenienza e attendere un nuovo contratto. Non sono permessi i ricongiungimenti familiari.
Inoltre, l'Arabia Saudita è nota per impedire ogni libertà religiosa a chi non è musulmano. Cresce la preoccupazione per Brian O'Connor, il cristiano indiano imprigionato dal marzo scorso per presunti motivi religiosi.



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