“Nella notte come civette”
La pandemia, che ha colpito come una tempesta l’intero pianeta, è stata per noi tutti causa di tante angosce, sofferenze, lutti. Lo scorso anno non abbiamo celebrato insieme la Pasqua, non ci è stato possibile riunirci in grandi assemblee e festeggiare alcune ricorrenze nelle nostre comunità. I nostri giovani e ragazzi non hanno ricevuto i sacramenti della cresima e della prima comunione.
La pandemia è stata ed è ancora come una lunga notte, che ricorda la nostra fragilità, i ricoveri negli ospedali, le morti di persone care. Allora ci siamo interrogati: quale poteva essere per noi l’annuncio natalizio? Molti vivono in una situazione di rabbia e di stanchezza. Un biblista, commentando il vangelo dell’Avvento, ci invitava ad avere gli occhi della civetta nella notte. Le civette, infatti, con i loro grandi occhi, vedono chiaramente anche nella notte.
Nella notte, possiamo vedere quello che gli altri non vedono, possiamo scorgere una presenza anche laddove tutto sembra avvolto nel buio, scoprire un significato dove tutto sembra nonsenso, gustare un amore dove tutto sembra inimicizia e odio (Paolo Scquizzato, Ascoltare l’inaudito). Si può aggiungere che nella notte abbiamo l’occasione di vedere meglio le stelle, di cogliere pensieri e aperture impreviste.
Questa situazione ci insegna ad avere più attenzione e rispetto dell’altro. “Forte in tutti noi è il desiderio di riprendere al più presto relazioni di qualità: sincere, autentiche, fraterne, gioiose, non strumentali. Il distanziamento ci fa capire l’importanza di relazioni significative nel momento del bisogno (Messaggio del Vescovo di Vicenza in settembre). Ci capita di illuderci con le comunicazioni digitali: “Tutto diventa una specie di spettacolo che può essere spiato, vigilato…”.
Impariamo a vivere con maggiore sobrietà. È stata creata una trasmissione televisiva ed è stato scritto un libro con il titolo: Le poche cose che contano. L’esperienza di questi mesi ci fa riflettere sui grandi temi della vita e sulle poche cose che contano, che servono e restano. Forse, abbiamo imparato a riappropriarci della nascita di Gesù come germoglio di Buona Notizia, di speranza, di sogno e futuro. Sospendiamo quel Natale fatto di apparenza e di illusione. Ci auguriamo tutti di trovare un Anno Nuovo ricco di speranze realizzate.







