Sud/Nord Notizie: Nepal, Armi, Bangladesh, Congo
Il coraggio di sperare - Un futuro diverso
Nepal / 1: si cambia. Il parlamento ha approvato all’unanimità una risoluzione che riduce le prerogative del re Gyanendra, convertendolo in monarca costituzionale. Il re potrà essere giudicato in tribunale, se agisce contro la legge, dovrà rendere pubblico il suo reddito e pagare le imposte come un normale cittadino. Inoltre, i maoisti hanno siglato un accordo con il governo che prevede la stesura di una nuova costituzione ad interim, la successiva formazione di un nuovo governo di transizione allargato ai ribelli maoisti ed elezioni di un’assemblea costituente non oltre il maggio del 2007. Il capo dei ribelli Prachanda ha affermato che i maoisti del Nepal non ricominceranno mai più una guerra.
Nepal / 2: il commento. Mons. Anthony Sharma, prefetto apostolico del Nepal, ha dichiarato che sollievo e speranza sono le due espressioni ben visibili sui volti dei nepalesi. “La sensazione diffusa è che si stia procedendo nella giusta direzione. Bisogna ora guardare agli sviluppi dei prossimi mesi, passo dopo passo, e augurarsi che ogni impegno sia mantenuto. La gente, però, adesso ha il coraggio di sperare nel futuro”. Il clima che si respira nel Paese sembra cambiato. “La gente si sposta liberamente anche in zone un tempo pericolose, i ragazzi vanno a scuola e non ci sono più i posti di controllo dell’esercito su ogni strada. Si respira un altro clima e tutti sperano che questa normalità torni ad essere una realtà duratura”.
Armi e disarmo
Convenzione africana. Alcuni stati dell’Africa occidentale hanno firmato una convenzione contro la proliferazione di armi leggere. Ogni trasferimento internazionale di armi è vietato, se non per rispondere a bisogni di difesa, sicurezza o di missioni di mantenimento della pace. Così, i governi dovranno assumersi la responsabilità per i traffici d’armi oltre confine, che hanno alimentato decenni di conflitti. Sarebbero circa otto milioni le armi leggere in circolazione nell’Africa occidentale.
Conferenza dell’Onu. Alla Conferenza mondiale dell’Onu sulle armi leggere, Kofi Annan ha spiegato che ogni giorno questi ordigni provocano almeno mille vittime: “possono essere piccole, ma causano distruzioni di massa”. Per Amnesty, la loro diffusione ha facilitato le più gravi tragedie dei nostri tempi, mentre la vendita di queste armi verso alcuni paesi violatori dei diritti umani non si ferma.
Purtroppo, la forte opposizione dell’industria armiera degli Stati Uniti e dei governi di pochi altri Paesi ha portato al fallimento del summit a inizio luglio. Nonostante un’intesa tra Europa, Paesi africani e latinoamericani per controlli più rigidi sul commercio internazionale, la Conferenza si è conclusa senza un accordo. Gli Usa si sono detti non più disponibili in futuro per altre conferenze mondiali sul traffico d’armi.
Italia: triste primato. L’Italia è il secondo esportatore nel mondo di armi di piccolo calibro (fucili, pistole, mitra, munizioni ed esplosivi) dopo gli Stati Uniti. Nel biennio 2004-2005, le esportazioni italiane di “piccole” armi sono aumentate del 22%. Di queste, un quinto è diretto in aree teatro di guerre o di conflitti interni (Colombia e Congo Brazzaville).
Situazioni non risolte
Bangladesh: scioperi e proteste. I lavoratori del settore tessile sono scesi in piazza per protestare contro le impossibili condizioni di lavoro cui sono costretti e contro il salario molto basso che li riduce alla miseria. In Bangladesh vi sono circa 4.000 imprese tessili, che impiegano soprattutto donne e che negli ultimi due anni hanno trascinato l’economia nazionale a una crescita intorno al 20%.
Intanto, si è svolto uno sciopero generale nazionale di 36 ore, organizzato dall’opposizione guidata dalla Lega Awami, per protestare contro “le brutalità della polizia” avvenute durante una manifestazione a Dhaka. È stata solo l’ultima di una serie di agitazioni dell’opposizione, per chiedere riforme alla legge elettorale prima delle elezioni politiche del 2007. Se non ascoltata, l’opposizione minaccia scioperi a oltranza e il boicottaggio del voto.
Diamanti e minerali. Malgrado piccoli progressi, è ancora grave il problema dei diamanti che provocano violazioni dei diritti umani. Le cosiddette “gemme insanguinate” sono una delle cause delle tensioni nell’est del Congo. In Costa d’Avorio, secondo un rapporto dell’Onu, la vendita illegale dei diamanti costituisce una delle principali fonti di guadagno per i ribelli.
Sempre in Congo, è stato anche accertato che grandi quantità di minerali escono dai confini senza documenti, provocando una massiccia perdita per l’economia nazionale e un cospicuo guadagno per un piccolo gruppo di potenti.
L’Onu attribuisce le responsabilità ai governi stranieri (Ruanda e Uganda), ma anche ai dirigenti locali e alle multinazionali occidentali.








