Sud/Nord Notizie: L'Africa in Piedi, Uganda, Burundi
La democrazia avanza
Quest’anno in Africa, i Paesi che hanno in corso un processo elettorale sono almeno dodici. Oltre a quelli menzionati sotto ricordiamo che in Ciad il prossimo 6 giungo si voterà un referendum per stabilire se abolire o meno il limite di due mandati presidenziali. L’Etiopia il 15 maggio rinnoverà per la terza volta in maniera libera il parlamento. Lo Zimbawe il 31 marzo ha rinnovato il parlamento nonostante l’assenza dei più elementari diritti civili. Il Togo è in attesa di elezioni dopo la rinuncia alla poltrona presidenziale di Faure Gnassingbé, figlio del presidente del Paese scomparso il 5 febbraio scorso.
Insomma, l’Africa si sta muovendo, Il convegno promosso da “Chiama l’Africa” ad Ancona aveva un titolo suggestivo: “L’Africa in piedi. In aiuto all’occidente”. È auspicabile che il mondo occidentale sostenga e incoraggi questi passi faticosi verso la normalità.
* Uganda: referendum il 30 giugno. La popolazione ugandese sarà chiamata a pronunciarsi sul referendum costituzionale che prevede il ritorno al sistema politico multipartitico abolito 19 anni fa, all’inizio della guerra civile. Se l’esito della consultazione fosse positivo, l’Uganda tornerebbe al voto per le elezioni politiche tra febbraio e marzo 2006. La guerra ha provocato oltre centomila morti e il rapimento di 25.000 ragazzi. L’Unicef, inoltre, ha rilanciato l’allarme malnutrizione dei bambini che vivono nel nord del Paese.
* Burundi: approvata la costituzione. Con il referendum del 28 febbraio, i cittadini burundesi hanno detto sì alla nuova costituzione del Paese. Sono tornati per la prima volta a votare dal 1993, quando è scoppiata la guerra civile che ha provocato la morte di oltre 500 mila persone.
L’affluenza alle urne è stata massiccia, specialmente da parte delle donne. Nove abitanti su dieci hanno votato a favore della nuova costituzione che dà il via libera a una formula di governo collegiale tra le due etnie in conflitto, gli hutu e i tutsi, aprendo la strada ad elezioni locali e parlamentari. Il parlamento dovrà eleggere con una maggioranza di due terzi il presidente della repubblica che, qualunque sia la sua etnia di appartenenza, sarà affiancato da due vicepresidenti, uno tutsi e uno hutu.
I commenti
Padre Gabiele Ferrari, dal Burundi commenta così questo importante evento politico e sociale.
“La gente era felice. Penso che molte persone non abbiano neppure visto il libro della costituzione; in un paese dove non c’è neppure un giornale degno di questo nome, avere o anche solo vedere il testo della costituzione sarebbe davvero una cosa straordinaria. La gente ha votato “sì” non tanto alla costituzione, ma alla pace, alla fine di questa guerra, alla fine dei ghetti etnici. I “sì” sono stati il 90.1%, i “no” il 7.8% e i voti nulli il 2.1%. Se poi si pensa che ha votato il 92% di quelli che erano iscritti nelle liste elettorali si comprende che si tratta di un fatto veramente popolare che dice tutta la voglia di venire fuori da questa situazione.
Adesso ci saranno le altre votazioni. Un uomo, che lavora in un organismo nazionale di Bujumbura, mi ha detto che tutti aspettano solo che il governo attualmente in carica se ne vada. Sua moglie era ministro per il reinserimento sociale dei rifugiati che gestisce fondi notevoli. Lei voleva destinare il denaro ai rifugiati, ma è stata sostituita. Quando l’ho vista a Messa, mi ha detto: “Mi ero messa a disposizione per servire il mio popolo, hanno detto che non hanno più bisogno di me e mi hanno mandata a casa. Perciò sono tornata a fare il mio lavoro di insegnante”.
(p. Gabriele Ferrari, sx)
L’arcivescovo di Gitega, mons. Ntamwana, sul referendum ha dichiarato: “Si tratta di un’altra tappa verso la pacificazione del Paese, che avrà finalmente una carta costituzionale avallata da un referendum popolare. Certo la popolazione si attende altri passi, come il superamento dell’etnocentrismo e l’elezione diretta del presidente della repubblica”.
(Mons. Ntamwana)








