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Il terremoto di Haiti

Haiti: aiuti e solidarietà. Al momento di andare in stampa, ad Haiti la situazione è ancora di grande caos. Si susseguono le scosse di "assestamento" e i soccorritori riescono a trovare sotto le macerie persone vive a distanza di una settimana dal sisma. La situazione per sfollati e senza tetto è drammatica. Mancano i medicinali per curare i feriti e non sempre gli aerei riescono ad atterrare a Port au Prince. La macchina dei soccorsi procede a rilento; le grandi nazioni non riescono a fornire un servizio adeguato di coordinamento, nonostante l'invio delle portaerei. I volontari e le ong che lavorano sul campo si danno da fare anche tra enormi difficoltà.

La speranza è che il denaro, e più in generale tutto quello che è stato raccolto in queste settimane, possa arrivare effettivamente a destinazione. "Missionari Saveriani" esprime solidarietà e vicinanza alla popolazione haitiana, vittima di questa immane catastrofe.

• Haiti / 2: testimonianze. Le agenzie missionarie raccontano che anche i vescovi del piccolo Paese centroamericano sono al lavoro nelle rispettive diocesi per aiutare chi è nel bisogno. La comunità religiosa non è stata risparmiata dal drammatico terremoto. La prima emblematica vittima è stata mons. Serge Miot, arcivescovo di Port-au-Prince. Ma in totale, sono oltre cento i religiosi, le religiose e i seminaristi morti o dispersi, senza contare i danni fisici e materiali subiti. "Ora dobbiamo ricostruire per poter vivere insieme - ha scritto mons. Dumas, presidente di Caritas Haiti. Dobbiamo farlo in modo da eliminare i pregiudizi e la discriminazione e generare fiducia. Bisogna suscitare la solidarietà e l'apertura mentale".

Chi fa il primo passo?

• Congo RD: minerali da controllare. Per la Rete "Pace per il Congo", dopo il rapporto degli esperti dell'Onu sulla situazione nel Kivu, i grandi della terra non possono più far finta di ignorare ciò che vi succede. "La lunga e dolorosa serie di massacri, stupri, incendi di villaggi, sequestri, furti e saccheggi, umiliazioni, è nota a tutti, così come il fallimento delle operazioni militari intraprese per riportare la pace". La crisi ruota attorno allo sfruttamento illegale delle risorse minerarie (cassiterite, coltan, oro, wolfram, petrolio e gas metano), in cui sono implicate note multinazionali occidentali e società minerarie.


Rete "Pace per il Congo" ha inviato al presidente Obama una lettera aperta, nella quale chiede agli Stati Uniti di rivedere la loro politica nella Regione dei Grandi Laghi, di rinunciare alla militarizzazione, di adottare una legislazione per la tracciabilità delle materie prime esportate e di valorizzare il potenziale umano della Regione, aprendo un dialogo diretto con la società civile.

• Burundi: p. Todeschi ci aggiorna. "Siamo ormai in piena campagna elettorale con fervore e spesso anche tensione fra i diversi partiti. Ma una novità ci sembra decisiva e importante: ormai nessuno può più strumentalizzare come prima il problema razziale. L'etnia minoritaria (tutsi) non può più dominare come ha fatto in precedenza, ma deve collaborare e influire nei diversi partiti, dove partecipano le diverse etnie. Abbiamo bisogno di politici che si diano da fare, come hanno detto e scritto i vescovi, per presentare un programma aderente alla realtà e per il bene della nazione, puntando su valori che costruiscono e salvano" (p. Modesto Todeschi).

Intanto, in vista delle elezioni previste a fine giugno, per la prima volta nella storia del paese circa 16.500 pigmei hanno ricevuto una carta d'identità che porta con sé il diritto al voto, alla salute e all'istruzione gratuite, spesso negate a questo gruppo minoritario ed emarginato.

• Africa: sempre più popolosa. Nel 1960 ("anno dell'Africa" con la maggior parte degli Stati diventati indipendenti), solo Johannesburg (Sudafrica) aveva più di 1 milione di abitanti. Nel 2010 si stima che almeno 33 città africane oltrepassino il milione. Oggi, la popolazione africana ha superato il miliardo. Entro il 2030 la popolazione africana vivrà in gran parte in insediamenti urbani.

Questo sviluppo ha conseguenze drammatiche, dato che i due terzi della popolazione africana urbana vive in baraccopoli senza acqua corrente, fognature, sistemi di trasporto e sanitari adeguati. Occorre dunque pianificare bene per offrire una seria prospettiva di vita ai giovani delle bidonville, che rischiano di cadere nella criminalità. Inoltre, il rapido e disordinato inurbamento sta creando seri rischi ambientali con pesanti conseguenze sulla salute degli abitanti dei quartieri più svantaggiati.



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