Sud/Nord Notizie: Egitto, Congo RD, Gas serra, Amazzonia, mine
Nell'incertezza...
Egitto: il futuro? La protesta di piazza Tahrir si è focalizzata sui metodi brutali della polizia e dell'esercito. Ma una parte della popolazione giustifica questo atteggiamento in nome del ritorno all'ordine. "È sempre più difficile - racconta p. Verdoscia, missionario comboniano a Il Cairo - interpretare l'evoluzione politica e sociale egiziana. Da una parte vi sono le forze intellettuali progressiste, dall'altra la maggior parte degli elettori ha votato per i fratelli musulmani o i salafiti. E all'interno dei fratelli musulmani non si capisce che tipo di orientamento prevarrà. Saranno loro a guidare il Paese, mentre si parla sempre più spesso di un'intesa raggiunta prima delle elezioni con l'esercito". Intanto, c'è sempre meno sicurezza per i cristiani copti, che desiderano partecipare alla vita della nazione.
• Congo RD: c'è tensione. La presenza militare a Kinshasa è massiccia. Non si placa il confronto tra il presidente Kabila e il leader dell'opposizione Tshisekedi che si considera il "presidente eletto", nonostante la Corte Suprema abbia confermato la vittoria di Kabila alle elezioni del 28 novembre scorso. In questa delicata fase, p. Loris Cattani, portavoce di "Rete Pace per il Congo", lancia l'allarme sul futuro del Paese. "Proteste dell'opposizione, la mano pesante delle forze militari, morti fra i civili, tensioni tra province sostenitrici dell'uno o dell'altro candidato, dichiarazioni riguardo alle modalità del voto e del conteggio, prese di posizioni di singoli... Il tempo scorre, mentre l'animo della popolazione è inquieto. È importante tenere gli occhi aperti sul Congo. Dobbiamo portare questo popolo nell'ambito del nostro interesse e della nostra solidarietà".
Promesse da marinaio?
• Gas serra: stop dal 2020! Per un accordo sulle emissioni di gas serra vincolante per tutti bisognerà aspettare il 2020: lo prevede un piano adottato all'ultima ora del vertice Onu sui cambiamenti climatici che si è tenuto a Durban. Il compromesso tra gli oltre 190 paesi partecipanti al vertice sostituirà il Protocollo di Kyoto con la differenza che avrà "forza di legge" per tutti i maggiori inquinatori del pianeta.
Non mancano le critiche di numerose organizzazioni, secondo le quali il rinvio dell'entrata in vigore di un trattato vincolante è un crimine di proporzioni globali: "Una crescita delle temperature di quattro gradi, consentita da questa piattaforma, è una condanna a morte per l'Africa, i piccoli Stati insulari, i poveri e vulnerabili di tutto il mondo".
• Amazzonia: foresta in pericolo. Il Senato brasiliano ha approvato una nuova normativa ambientale che alleggerisce le restrizioni alla deforestazione dell'Amazzonia. Dati recenti dicono che la distruzione del polmone del pianeta è scesa al suo minimo storico. Per il governo, è frutto di una rigida applicazione della legge esistente; per gli ambientalisti è dovuta alla diminuzione temporanea della domanda di prodotti come soia, legname e carne bovina.
L'iniziativa di legge passerà ora alla Camera, dove i promotori, espressione politica delle federazioni dei grandi agricoltori, non vogliono modifiche. Secondo uno studio britannico, il Brasile è attualmente il sesto paese emissore di gas nocivi del pianeta: il 75% di queste emissioni sono generate dalla devastazione delle sue foreste.
• Mine antiuomo: luci e ombre. Ci sono luci e ombre nel rapporto annuale sull'uso delle mine anti-persona. A fronte di una superficie di 200 chilometri quadrati di territori bonificati (dato record!), nel 2010 tre governi hanno fatto uso di mine. A utilizzare questi ordigni sono stati in particolare Israele, il Myanmar e la Libia; in più, diversi gruppi armati ne hanno fatto uso in Afghanistan, Colombia, Pakistan e ancora Myanmar. Anche in Siria, l'esercito ha disposto mine lungo il confine con il Libano.
Un altro dato negativo riguarda l'aumento del numero delle vittime: il 5% in più rispetto all'anno precedente.








