Skip to main content

Sud/Nord Notizie: Costa d'Avorio, Libia, Tunisia, Ottawa

Condividi su

Africa bollente

Costa d'Avorio: l'opinione. Jean Djoman, responsabile della Caritas ivoriana, fa il punto dopo l'arresto dell'ex presidente Laurent Gbgabo. "Da una parte c'è la tristezza dei sostenitori di Gbgabo, dall'altra la gioia di chi aspettava da mesi una sua uscita di scena e l'investitura alla presidenza di Alassane Ouattara. Anche se gli abitanti hanno ripreso a uscire di casa, dopo giorni di ‘isolamento' forzato, il clima rimane pesante a causa dell'insicurezza diffusa in alcuni quartieri ‘caldi' della capitale. Per fortuna è ripresa l'erogazione di acqua ed elettricità. La prima cosa da fare è scongiurare emergenze sanitarie; servono medicine e cibo al più presto. L'augurio è che il passaggio di poteri avvenga nella calma: è giunta l'ora di riconciliare gli ivoriani e di rimboccarsi le maniche per ricostruire il Paese dopo tanta sofferenza e anni difficili".

• Libia: futuro incerto. Per Lucio Caracciolo, direttore della rivista "Limes", la guerra in Libia nasce da tre fattori paralleli e convergenti. "Il primo è un tentativo di colpo di Stato nato all'interno del regime con base in Cirenaica. Il secondo è l'interesse specifico di Sarkozy a spodestare il colonnello e il terzo è stata la rivolta spontanea di Bengasi. Di sicuro, per ora, c'è solo la divisione territoriale della Libia. Da una parte la Tripolitania, dall'altra la Cirenaica. Il rischio è che il conflitto continui, la Libia potrebbe sparire dai titoli dei giornali ed essere condannata a una continua instabilità".

• Libia /2: tacciano le armi. Le chiese cristiane di Tripoli chiedono "un immediato e incondizionato cessate il fuoco a tutte le parti coinvolte, perché la guerra non è la soluzione dei problemi". Mons. Giovanni Martinelli, vicario apostolico di Tripoli, afferma: "Siamo profondamente rattristati dai tragici eventi accaduti di recente che stanno lacerando il Paese con continue sofferenze, paure e angosce per il suo popolo. Dialogo e riconciliazione devono essere la strada maestra per portare la pace. Per questo, appoggiamo ogni sforzo e iniziativa volta a trovare una soluzione pacifica. Continueremo a pregare in solidarietà con tutti i musulmani libici che lottano per la pace e la giustizia del loro Paese".

• Tunisia: il dovere di accogliere. Mons. Maroun Elias Lahham, arcivescovo di Tunisi, in un'intervista ha dichiarato. "I tunisini hanno il diritto di costruirsi un futuro migliore, soprattutto in questo periodo drammatico. Dopo le rivolte sociali che hanno provocato la caduta del presidente Ben Ali, l'economia è ferma. Prima della crisi la disoccupazione era al 20%; adesso il dato va aggiornato al rialzo. La speranza per i prossimi mesi è che una nuova stabilità politica favorisca lo svolgimento delle elezioni e una ripresa. Nel frattempo l'Italia e l'Unione Europea dovrebbero guardare ai migranti come a esseri umani che soffrono. Non sono rifugiati costretti a scappare da regimi dittatoriali o da guerre, ma persone che sanno cos'è la fame".

Meglio di ieri?

• Ottawa 12 anni dopo. Una campagna per convincere gli Stati Uniti ad aderire al Trattato di Ottawa per la messa al bando delle mine anti-uomo ha caratterizzato il 12° anniversario dell'entrata in vigore della convenzione. Per Sylvie Brigot, direttrice della Campagna internazionale contro le mine, "è assurdo che gli Stati Uniti continuino a mantenere un'arma tanto orribile". Aderendo al Trattato, gli Stati Uniti manderebbero un segnale forte agli altri 38 Stati che non lo hanno ancora fatto e che includono nazioni importanti come Cina, India, Pakistan e Russia. Da quando è in vigore il Trattato, oltre 45 milioni di ordigni sono stati resi inoffensivi. Dopo l'Afghanistan, la Colombia è stato nel 2010 il Paese con il maggior numero di vittime di mine al mondo.

• Brasile: record di soia. Trentadue chilometri di camion pieni di soia fermi in fila sulla strada per il porto di Paranaguà. È il risultato del raccolto record di quest'anno che ha mandato in tilt la catena d'esportazione. Il governo brasiliano ha promesso lavori di ristrutturazione per rendere moderne le infrastrutture portuali, ma per il momento sembra più interessato a costruire dighe idroelettriche, una delle quali, la "Belo Monte" in Amazzonia, dovrebbe occupare un'area dove sorgono 66 comuni, undici riserve indigene e dove vivono complessivamente 40mila persone obbligate a trasferirsi. Accanto alla popolazione si sono schierati anche i missionari contro questo faraonico progetto. E perfino la Corte interamericana dei diritti umani ha chiesto lo "stop" alla costruzione, che oltre al danno ambientale, causerebbe enormi sofferenze umane mai calcolate dagli economisti.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 2513.77 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Luglio/agosto 2004
Tema del "Paginone" di questo numero:  "La Parrocchia Missionaria nel cuore d'Africa" "Dobbiamo prendere coscienza dei cambiamenti in cors…
Edizione di Novembre 2011
Lo si voglia o meno, la morte è l'eredità comune di tutta l'umanità. Ho notato che in gran parte dei paesi in una regione d'Italia, la via che conduc…
Edizione di Novembre 2011
Ora che sono rientrato in Italia, credo definitivamente, ritengo giusto ripercorrere, ricordare e raccontare a voi, cari lettori, i miei quasi sessan…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito