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Conflitti e conseguenze

Centrafrica: è allarme! Sono almeno 60 le persone uccise in una serie di combattimenti in diverse aree della Repubblica Centrafricana, avvenuti a inizio settembre. Il carmelitano p. Aurelio Gazzera descrive uno scenario complesso:
"In questi scontri sono coinvolti gruppi diversi, un mix di militari del deposto presidente Bozizé e di ribelli. Bisogna aggiungere l'esasperazione della popolazione sottoposta per mesi a violenze e saccheggi; intanto, si stanno facendo sempre più preoccupanti le tensioni tra comunità religiose differenti, perché qualcuno vuole provocare un conflitto confessionale".

• Record di migranti. È sempre più un pianeta di migranti, che non si spostano solo da Sud a Nord ma anche da sud a sud, se per sud si intendono "le tigri asiatiche" e le "petro-monarchie" del Golfo. Secondo gli esperti, nel mondo coloro che vivono lontani dal loro paese di origine oggi sono 232 milioni. Non erano mai stati così tanti. Di questi, 82 milioni si sono trasferiti in paesi di antica industrializzazione, altri 82 hanno scelto aree in via di sviluppo. È l'Asia la regione dove dal 2000 il numero degli arrivi è aumentato in modo più consistente.

Per cambiare...

• Somalia: tutti a scuola! Riportare a scuola un milione di bambini è l'obiettivo della campagna "Go 2 school", promossa dalle autorità somale in collaborazione con l'Unicef in occasione della Giornata mondiale per l'alfabetizzazione. Secondo le stime, solo quattro bambini somali su dieci frequentano la scuola. Molti iniziano in ritardo rispetto all'età regolare d'ingresso (sei anni), mentre molti altri abbandonano gli studi precocemente. E la situazione per le ragazze è ancora più critica.

"Abbiamo già perso almeno due generazioni - ha detto Sikander Khan, rappresentante Unicef per la Somalia - mentre una gioventù istruita è uno dei migliori contributi al mantenimento della pace e della sicurezza".

• Ciad-Cina e il petrolio. Il governo di N'Djamena non ha autorizzato le attività della compagnia petrolifera pubblica cinese (Cnpc). Prima, la società straniera dovrà "costruire una stazione di smaltimento dei fanghi derivanti dalla trivellazione, installare un inceneritore di rifiuti e un pozzo per lo smaltimento dei fanghi". I vertici della Cnpc, attiva in Ciad dal 2009, si sono impegnati ad attuare tutte le richieste e a rispettare le leggi vigenti per "una migliore cooperazione tra le due parti".

In Ciad si producono 120mila barili al giorno, ma non sono migliorate le condizioni di vita della popolazione.

• Sud Sudan: la sfida del riciclo. A Juba, capitale del Sud Sudan, si usano un milione di bottiglie di plastica ogni giorno e non c'è un luogo per gettarle. È un incubo ecologico. Olivier Laboulle, insieme ad alcuni attivisti sudsudanesi, ha dato vita a una ong "verde" e al primo programma di riciclaggio (Juba Recycles) del Paese. Le donne di quattro cooperative raccolgono le bottigliette abbandonate, mentre gli studenti di 26 scuole puliscono aule e cortile un paio d'ore alla settimana. Un altro gruppo di donne separa il materiale riciclabile e rimuove le etichette. Le bottiglie ripulite vengono poi sminuzzate e vendute in Kenya e Uganda, con destinazione le fabbriche tessili cinesi che le trasformano in fibre sintetiche. L'operazione punta a generare 35mila dollari di profitto all'anno, tutti a sostegno della comunità.

Culture in pericolo

• Il Forum dei popoli indigeni. Paul Kanyinke Sena, avvocato kenyano, è il nuovo presidente del Forum permanente dell'Onu sulle questioni indigene. Kanyinke ha denunciato gli abusi patiti dai nativi del continente africano, analoghi a quelli sofferti in altre regioni del mondo: allontanamenti forzati dai territori ancestrali, perdita delle terre, invasione delle aziende attratte dallo sfruttamento delle risorse naturali. "È tempo - ha detto - che i principi della Dichiarazione dell'Onu sui diritti dei popoli indigeni si traducano in realtà".

• Perù: custode indigeno. In Perù sopravvivono 47 lingue indigene parlate da circa quattro milioni di abitanti - su un totale di 29 milioni - residenti per la quasi totalità nella foresta amazzonica. Nel 2001 lo Stato ha promulgato una legge per preservare le lingue originarie in un paese in cui gli studiosi ritengono che ne siano andate perdute almeno 37, mentre 27 di quelle sopravvissute rischiano di scomparire.



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