Nessuno si abitua alla sofferenza nonostante lo scorrere degli anni.
Nemmeno io, che soffro da quando ero bambino.
È impossibile sentirmi felice essendo lebbroso e mi vergogno di essere deforme.
Sopporto, ma non accetto. Attendo, ma non smetto di lottare.
Amo la vita senza ribellarmi perché l’importante è mantenere viva e integra la fiducia in Dio attraverso quanto di buono esiste al soffio dell’amore e della fede, fino al giorno in cui verrà il momento di lasciare questo corpo, tante volte provato, e risorgere dalla brace viva rimasta sotto le ceneri.
Lino Villachà, ammalato di lebbra.