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Ci siamo ritrovati davanti San Mercuriale, la sera di domenica 10 agosto, in sintonia con le parole dell’Angelus del Papa, per una testimonianza e una preghiera ecumenica, come segno di vicinanza ai cristiani perseguitati dell’Iraq e del Medio Oriente.

Il centro diocesano per l'ecumenismo, assieme alla parrocchia greco-cattolica rumena, la parrocchia rumeno-ortodossa e la chiesa avventista, hanno espresso solidarietà nella preghiera ai cristiani iracheni e agli altri fuggiti verso il Kurdistan, in quelle ore tragiche delle violenze da parte dell’Isis.

Dignità per ogni vita

L’incontro è iniziato con il racconto della telefonata di don Roberto Rossi, parroco di Regina Pacis, al diacono fuggito con i cristiani dalla persecuzione del califfato, tentando di raggiungere il Kurdistan, inseguito dai miliziani islamisti dell’Isis, che li braccavano come bestie. Il pastore Domenico ha letto il salmo 56. Il pope Folarin ha recitato le preghiere che si concludevano con l’invocazione “Kyrie eleison” accanto all’icona della Resurrezione. Il vescovo di Forlì-Bertinoro ha ricordatoche ogni uomo va rispettato come figlio di Dio e ha chiuso con la preghiera corale del “Padre nostro”.

Accendendo una candela, abbiamo letto la preghiera per la pace in Iraq, composta dal patriarca dei caldei di Babilonia, Luis Raphael I Sako, nel giorno della trasfigurazione:

“Signore, la piaga della nostra nazione è profonda e la sofferenza dei cristiani è grande e ci spaventa.

Dunque ti chiediamo, o Signore, di proteggere le nostre vite, di concederci il coraggio e la pazienza di continuare a testimoniare i nostri valori cristiani con fiducia e speranza; la pace è fondamento per ogni vita. Donaci pace e stabilità per vivere insieme l’uno con l’altro senza paura e angoscia, ma con dignità e gioia. A te lode e gloria per sempre. Amen”.

Le candele accese alle finestre

La rappresentante della comunità ebraica ha ricordato la frase del talmud: “chi aiuta un uomo è come se aiutasse tutta l’umanità”; la stessa frase, ma in versione negativa, è riportata anche nel corano. I musulmani sono rimasti lontani dalla preghiera comune: erano ai bordi della piazza, come ogni sera, e in sottofondo si è sentita la parola “candle - candela” da parte degli stranieri che ci osservavano.

Così, non abbiamo potuto scambiare il “salam oalaikum - pace a te”. Infatti, solo il governo indonesiano ha ufficialmente condannato l’insediamento dello stato islamico in Iraq e Siria e i leader religiosi a Jakarta hanno rifiutato l’esistenza dell’Isis in Indonesia.

Forse, le stelle cadenti della notte di San Lorenzo erano le candeline accese che tenevamo in mano, da portare sui davanzali delle nostre finestre.



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