Sono saveriano da ben 70 anni
Settant’anni fa il Signore mi chiamava a seguirlo in modo radicale. È bello ritrovarci oggi, nel giorno in cui san Guido Conforti ci invita a rinnovare il nostro amore alla vocazione missionaria.
Dopo un anno di noviziato a San Pietro in Vincoli (RA), il nostro “maestro” non voleva ammetterci alla professione religiosa. Ci voleva l’autorizzazione del superiore generale, ma c’era ancora la guerra e non funzionava alcun mezzo di trasporto; neppure il telefono funzionava più. Allora noi novizi decidemmo di andare a Parma a piedi: 214 chilometri.
A piedi, sotto l’acqua
Eravamo dodici, come i dodici apostoli. La notte chiedevamo alloggio a qualche parroco o a qualche buon contadino. Piovve quasi tutto il tempo. Ma finalmente, di notte, arrivammo a Parma. Il superiore generale nel vederci, dapprima rimase sconcertato, ma poi si fece in quattro per darci una buona cena e un letto caldo.
Il 5 novembre del 1944, festa di san Guido Conforti, ci consacrammo al Signore. Poi sono arrivate le altre tappe: liceo, teologia, ordinazione sacerdotale. E ancora altri studi, e per venti anni professore di teologia a Piacenza e a Parma.
34 anni in Amazzonia
Con l’evento del concilio Vaticano II, di cui mi ero innamorato, fui inviato a spiegarlo ai nostri missionari sparsi nei vari continenti. Così ebbi la gioia di vivere giorni indimenticabili in Bangladesh, Indonesia, Congo, Burundi, Sierra Leone, Stati Uniti, Messico e Brasile.
Davvero mi pareva di aver prestato i miei piedi a Gesù.
Finché i superiori mi diedero la grande gioia di recarmi in Amazzonia: 34 anni passati con quel popolo, come un loro fratello. Là il Signore mi diede la grazia di comprendere meglio il senso della mia vocazione missionaria.
Missionario è colui che fa la parte di Dio presso l’uomo: dice agli uomini che Dio è amore, e che ci ama infinitamente come una vera mamma. Nello stesso tempo, il missionario parla a Dio degli uomini: li ama, li scusa, li protegge. Per loro è disposto a fare quello che ha fatto Gesù: a dare anche la vita.
Ora sono qui a Roma, in attesa del grande giorno in cui il Signore mi chiamerà a sé. Spero che la Madonna e San Guido mi vengano a prendere per la mano.







