Sono fratello e figlio di... Rimanere sul Tabor o scendere?
Giovedì 1° maggio, alle 6 del mattino, siamo in casa dei missionari saveriani di Salerno. Padre Alex Brai ci dà la sua benedizione e subito ci mettiamo in cammino. Un cammino desiderato, aspettato, cercato. Siamo un gruppo di giovani. Ci conosciamo ancora così poco, eppure la stessa luce brilla nei nostri occhi: sappiamo che il "viaggio" ci porterà all'inizio di un nuovo cammino.
Volti sorridenti e mani accoglienti
Viaggiando, pian piano, siamo sempre più distanti da casa, distanti dalla nostra vita quotidiana, distanti dal rumore assordante che non ci lascia sentire quel bisbiglio dolce e rasserenante che ha la risposta ai nostri dubbi, alle nostre paure, ai nostri dolori.
Ci ritroviamo accolti da volti sorridenti, da mani accoglienti, e da Qualcuno che ci aspettava da un bel po'. Tanti altri, con valigia e sacco a pelo, hanno deciso di intraprendere questa "pazzia", al posto di andare al mare durante quella fine di settimana così invitante!
Ben presto scopriamo - come se mai nessuno ce lo avesse detto! - di essere tutti fratelli e sorelle, figli e figlie di un Padre, al quale in un momento di preghiera gridiamo a gran voce: "Io (nome...) sono fratello tuo e figlio di Dio" - "Io sono sorella tua e figlia di Dio". Emozionante!
Il momento della scelta
Tutto è stato emozionante e vissuto intensamente. Forse proprio quelle parole hanno fatto sì che potessimo vivere quell'esperienza come se da sempre abitassimo in una stessa casa, mangiando insieme e lavando i piatti come bambini che giocano; correndo dietro al piccolo Francesco, come se fosse stato il nipotino di ognuno di noi; parlando con i saveriani, con la saveriana suor Jeanette e con la coppia di laici saveriani più colorata e luminosa che abbia mai visto - Alessandra e Alessandro - che per noi sono stati come gli angeli custodi in carne e ossa.
Per non parlare poi di quel contatto quasi palpabile con Dio, in quel silenzio che non era sinonimo di nullità, di mancanza di suono e di rumori, ma di un silenzio che era pienezza, colore, vita, luce.
Davvero il desiderio di rimanere per sempre sul "Tabor" era forte, ma sentivamo anche forte il desiderio di riscendere. Si sentiva forte la chiamata di Dio che ci chiedeva di agire, di non restare sul filo di un rasoio, ma di farci coraggio e decidere se fermarci al bivio, a guardare le alternative e con fiducia scegliere, o se continuare ancora per un po' questo intenso percorso di discernimento.








