Siamo noi i nuovi Fantozzi?
Ci siamo lasciati alle spalle un’estate di estremismi: la siccità e un clima impazzito; il terrorismo che in Europa ha colpito Barcellona, con nuove vittime innocenti; gli sbarchi; le violenze quotidiane sulle donne. Sembra un bollettino di guerra, forse per molti lo è…
Per tutti noi che ci abituiamo alle notizie dei tg, magari senza approfondire troppo, sembra un punto di non ritorno. Per chi, invece, non si limita alla cronaca e vede il mondo con più colori, dobbiamo ricordare l’allegria dei Grest negli oratori, l’impegno dei giovani che aiutano ragazzi più giovani di loro, i sorrisi e la fatica degli animatori, le esperienze missionarie estive sempre più numerose e frequentate.
Il tempo di tornare alla vita di tutti i giorni ed ecco che ci si trova nel mese missionario per eccellenza (ottobre), che quest’anno presenta la prima edizione del Festival della missione: un’invasione di iniziative nelle piazze, nelle chiese e nei teatri di Brescia, come potete leggere diffusamente anche a pagina 6.
Tutte piante che crescono nel silenzio, senza far rumore, lontano dagli strepiti della politica e della cronaca nera. Ma l’estate serve anche per recuperare energie, approfondire temi, fare qualcosa che di solito inseguiamo solo col pensiero. Ed è così che mi è arrivato sotto gli occhi la lettera a “Sette”, inserto del “Corriere della sera”, scritta da Alice, una giovane di 32 anni. Ne pubblichiamo alcuni brani.
“Non ho mai amato il ragionier Ugo Fantozzi. Non da ragazzina almeno. Era troppo cronicamente sfortunato, troppo perdente per un’adolescente che credeva davvero nel potere dell’impegno e del lavoro di realizzare i propri sogni.
Fantozzi non rappresentava l’idea di successo professionale con cui noi, figli degli anni ’80, siamo cresciuti. Altro che cartellino da timbrare per passare otto ore in uno squallido ufficio! Noi ci saremmo laureati per buttarci in una carriera sfolgorante. Era ciò che i nostri genitori volevano per noi, perché avremmo potuto desiderare di meglio.
Ora che di anni ne ho 32, in mano una laurea da 110 e lode, sette anni di precariato sulle spalle, una figlia in arrivo e la disoccupazione, la vita del ragionier Fantozzi ha assunto un nuovo significato ai miei occhi. Quel posto fisso con il cartellino da timbrare non sembra più così demodé. Fantozzi pensava di essere il più grande perdente di tutti i tempi, ma si sbagliava: non conosceva i fallimenti della nostra generazione.
Anche lui se n’è andato da questo Paese. Forse era stanco di essere stato così bravo nel raccontarci o di vedere quanto la realtà fosse diventata più surreale dei suoi film. Ha pensato di andare in pensione per lasciare spazio a un nuovo Fantozzi 2.0, non più ragioniere, ma laureato precario, sempre dannatamente sfortunato e perdente”.
Alice Scuderi
Cara Alice, è davvero tutto così sconfortante? Non c’è nessun motivo per sorridere, per avere qualche speranza? Nemmeno per quella bimba in grembo? Siamo diventati fantozziani anche nello spirito? So che altri dovrebbero fornire le risposte adeguate. So che tutto è complicato, ancor più in alcune regioni d’Italia e d’Europa. Eppure… Ecco sì, diciamo che guardando ad altri mondi descritti prima, è doveroso aggrapparsi a questo “eppure”.







