Sfide del nostro tempo
Camerun: meno… pressione. I vescovi del Paese sono concordi. “La pressione fiscale sta strangolando il Camerun. Ci chiediamo se un Paese si costruisce solo attraverso la tassazione”. E la corruzione fa sì che i soldi dei contribuenti finiscano nelle mani di funzionari corrotti. Ciò si traduce nella pochezza delle opere pubbliche effettivamente realizzate e dei servizi erogati alla popolazione. “D’altro canto, stiamo assistendo al saccheggio organizzato del nostro patrimonio economico. Pensiamo in particolare alla vendita e all’alienazione delle concessioni minerarie e agricole, attraverso accordi firmati qua e là, in modo molto discutibile”.
Intanto, alcuni vescovi (e con toni più sfumati anche la stessa Conferenza episcopale) stanno spingendo il presidente Paul Biya (92 anni, di cui 42 al potere) a non cercare un altro mandato, in occasione delle elezioni presidenziali del 5 ottobre prossimo.
Congo RD e Apple. Il governo di Kinshasa ha presentato in Francia e in Belgio una denuncia contro Apple con l’accusa di utilizzare componenti realizzati con minerali estratti illegalmente in Congo RD. L’accusa è stata respinta dalla multinazionale americana: “In Apple siamo profondamente impegnati nell’approvvigionamento responsabile e richiediamo ai nostri fornitori gli standard più elevati del settore”.
Al centro della disputa vi sono le cosiddette “3T”: tantalio, tungsteno e stagno (tin in inglese), minerali che servono alla produzione di componenti per smartphone, tablet e computer, o per fabbricare sistemi ad alta tecnologia compresi sistemi d’armamento. La denuncia mette indirettamente nel mirino il Ruanda, accusato di saccheggiare illegalmente le risorse minerarie dell’est del Paese. L’industria moderna, compresa quella energetica “ecologica”, è di cruciale importanza per tutte le potenze mondiali e le grandi aziende globali. Ma rischia di mettere in secondo piano i diritti delle popolazioni nei luoghi dell’estrazione.
Mozambico: tensione sempre alta. È stato inaugurato il 14 gennaio il nuovo Parlamento mozambicano, cerimonia però disertata dai partiti di opposizione che contestano i risultati della votazione. La tensione rimane alta. La vittoria del presidente Daniel Chapo è stata confermata dal Consiglio Costituzionale. Ci aggiorna il Saveriano p. Andrea Facchetti: “Le manifestazioni sono soprattutto nella capitale Maputo. Tutto questo non è solo la conseguenza delle elezioni fraudolente del 9 ottobre, ma di un Paese intero che non va: corruzione, mancanza di lavoro, disuguaglianza sociale... Quest’anno sono 50 anni di indipendenza e 50 di Frelimo al potere che ha ipotecato un Paese per i suoi interessi e il suo arricchimento. Purtroppo le opposizioni sono divise e così avremo altri cinque anni di sofferenza”.
Indonesia: nuovo governo. Si è insediato il nuovo presidente, Prabowo Subianto, dopo il passaggio di consegne con l’uscente Joko Widodo. Nel suo primo discorso Prabowo ha promesso di sradicare la corruzione e di puntare a raggiungere l'autosufficienza alimentare ed energetica. Gli analisti non prevedono troppa discontinuità rispetto al predecessore, soprattutto in ambito economico. Essendo Prabowo un ex generale, si ipotizza che molti incarichi saranno affidati a membri dell’esercito e che il suo governo punterà a rafforzare la capacità militare. Gli investimenti nella difesa, secondo la visione del presidente, saranno parte di uno sforzo più ampio per stimolare la crescita economica.
Il report 2024. L’Agenzia di notizie Fides ha presentato il consueto report sui missionari e gli operatori pastorali uccisi nel mondo nel 2024. Sono inclusi tutti i cattolici coinvolti in qualche modo nelle opere pastorali e nelle attività ecclesiali morti in modo violento, anche se non espressamente “in odio alla fede”.
Nel 2024, risultano essere 14 di cui 9 presbiteri. Come evidenziano le informazioni, certe e verificate, sulle loro biografie e sulle circostanze della morte, i missionari e gli operatori pastorali uccisi non erano sotto i riflettori per opere o impegni eclatanti, ma operavano dando testimonianza della loro fede nella ordinarietà della vita quotidiana, non solo in contesti segnati dalla violenza e dai conflitti.
Nomine al femminile. Una suora missionaria a capo del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. È la prima donna a essere nominata Prefetto di un Dicastero della Curia Romana. Questa è la decisione di papa Francesco. Si tratta di suor Simona Brambilla (nella foto), 60 anni, già superiora generale delle missionarie della Consolata, che ora guiderà il Dicastero di cui era Segretario dall’ottobre del 2023.
Suor Inês Paulo Albino, delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo, è la nuova Segretaria Generale della Pontificia Opera Missionaria della Santa Infanzia. Nata a Bula (Guinea-Bissau) il 25 aprile 1969, ha lavorato nel campo dell’evangelizzazione, della catechesi, dell’insegnamento e dell’apostolato dei giovani. Succede a suor Roberta Tremarelli.
L’iniziativa
L’app per i pellegrini
Milioni di pellegrini si accingono a raggiungere Roma per il Giubileo. Molti lo faranno a piedi o in bicicletta. Per questo nasce “Cammini della Fede”, progetto promosso dalla Cei. L’obiettivo è costruire una grande rete di antiche e nuove vie di pellegrinaggio. Per il 2025, sono proposti i primi sette itinerari considerabili come “Cammini Giubilari delle Chiese in Italia”. Primo strumento di questo progetto sarà una WebApp (www.camminidellafede.it), pensata per sostenere i pellegrini con spunti di riflessione e informazioni utili, che sarà presto disponibile. Tali luoghi saranno georeferenziati per permetterne una fruizione immediata e saranno divisi in tre sezioni (pregare, mangiare, dormire). La proposta è percorrere almeno 100 km a piedi o 200 in bicicletta in uno dei Cammini giubilari, anche senza arrivare a Roma. Al raggiungimento dei chilometri, la WebApp produrrà un certificato di percorrenza con il quale si potrà ricevere il Testimonium dalle autorità competenti (Dicastero per l’Evangelizzazione).
Le voci della società
La fede degli italiani
La maggioranza degli italiani si sente cattolica, ma la fede è sempre più individualista. Lo dice la ricerca “Italiani, fede e Chiesa”, realizzata dal Censis. “Se si considera cattolico una persona non solo battezzata, ma anche appartenente a una comunità, allora in Italia i cattolici sono tutto sommato una minoranza: gli italiani praticano poco la chiesa, le funzioni, i riti; conoscono poco la Scrittura e la cultura cattolica in generale; seguono poco le vicende ecclesiastiche verso le quali hanno anche una certa diffidenza, che però quasi mai si traduce in ostilità. La tradizionale morale cattolica poi ha ormai perso i suoi connotati di legge di Dio, per diventare semmai una serie di consigli sul buon vivere e sul fare del bene, da gestire in autonomia, individualmente; senza nessuna connessione con il trascendente. Ma se il parametro dell’appartenenza è il riconoscersi, l’appartenere ad una comunità, senza frequentarla con continuità, senza rispettarne le regole e nutrendo anche una certa diffidenza sul modo in cui viene gestita da chi ha incarichi di responsabilità, allora i cattolici sono tanti”. Si individua, quindi, una sorta di zona grigia riguardante quasi un italiano su due, che si identifica come cattolico pur praticando poco e che mantiene un rapporto individuale ed emozionale con la fede. Gli italiani che si definiscono cattolici sono il 71,1% della popolazione (58,3% nella fascia dai 18 ai 34 anni): il 15,3% è praticante, il 34,9% partecipa solo occasionalmente, il 20,9% è non praticante. Tra coloro che si ritengono cattolici ma non frequentano o frequentano poco la realtà ecclesiale, il 56,1% lo fa perché vive interiormente la sua fede. La ricerca è utile per cercare di comprendere ed entrare in sintonia con tale zona grigia dove ci sono ancora devozione e rispetto per alcuni simboli della fede. La necessità di un ripensamento delle modalità di annuncio, di accompagnamento e di dialogo con la società è più che mai urgente. La risposta a questa tendenza richiede un impegno rinnovato per avvicinarsi alle nuove generazioni, comprendere le loro domande e offrire spazi di spiritualità capaci di parlare alle loro vite. La strada da percorrere è complessa, ma anche carica di opportunità per una Chiesa che desideri rinnovarsi e rispondere alle sfide del tempo presente.
Una storia speciale
Via pistole e fucili
Una scena per noi insolita si può vedere in diverse parrocchie degli Stati Uniti: persone che arrivano e, invece di donare abiti o alimenti per i poveri, consegnano una pistola o un fucile. È il gun buyback, tradotto “riacquisto di armi”, un’idea nata nella parrocchia di St. Joseph Monastery a Baltimora per contrastare gli effetti tragici della cultura delle armi, così radicata nella nazione. E molte realtà cattoliche, più in generale cristiane, hanno deciso di replicare l’iniziativa. Negli USA, infatti, ci sono più armi da fuoco che abitanti, centoventi ogni cento persone; le sparatorie di massa anche mortali sono state più di quattrocento nell’ultimo anno e gli spari possono superare gli incidenti automobilistici come principale causa di morte tra i bambini. Il parroco, p. Mike Murphy, spiega: “Di fronte a questa vera e propria emergenza, abbiamo deciso che dovevamo togliere fisicamente quante più armi possibile dalla strada”. Il materiale raccolto viene generalmente indirizzato alla fusione o per realizzare attrezzi agricoli.






