Sessant'anni di Bene
Siamo nel periodo pasquale e mi sembra doveroso riempirci il cuore di cose positive che ci possano aiutare a guardare avanti con fiducia. Nel suo romanzo “Diario di un parroco di campagna”, il cattolico francese Georges Bernanos fa dire al giovane parroco ormai morente: “Tutto è Grazia”. Padre Ilario Trapletti, tavernolese doc, ha passato più di quarant'anni in Amazzonia. Qualche mese fa ha festeggiato il 60° di ordinazione presbiterale. Persona schiva, non ama parlare di sé. Eppure, avrebbe tante cose da raccontare con tutto il bene che ha fatto. Mi è capitato solo una volta, in questi quattro anni ad Alzano, sentirlo narrare delle numerose chiesette costruite, dei suoi progetti assieme alla gente nelle succursali della missione. Qui, nonostante gli acciacchi, si presta a fare da autista ai confratelli che non possono più guidare. Li accompagna dal medico, in farmacia, nei santuari vicini, con la vecchia Fiat 600!
Sono tavernolese doc del 1934. Rimpiango i miei genitori, gente di altri tempi! Eravamo 5 fratelli, ben uniti nella povertà di quell’epoca. Là, in via Roma, c’era la nostra casa. Il lungo lago era il luogo più frequentato.
Naturalmente ho fatto le elementari a Tavernola con una maestra che noi adoravamo: Maria Longa. Fu con lei che manifestai il mio primo desiderio di diventare missionario.
Così, finite le scuole elementari, entrai nel seminario dei Saveriani a Pedrengo. Sono sempre rimasto solo io di Tavernola. Iniziai, per ragioni di studio, a peregrinare di qua e di là nei seminari dei saveriani: Venezia, Ravenna, Cremona, Desio, Parma… A Desio, durante il liceo classico, avevamo “montato” una banda di ben 50 elementi. Io suonavo il basso e andavamo a suonare nelle processioni dei paesi: ricordo come la gente sgranava gli occhi di fronte a quello stormo di pretini che soffiavano!
Poi venne l’ordinazione presbiterale a Parma nel 1960. A Parma, venne tanta gente, accompagnata da don Grazioli e anche la banda!
Ricordo come ieri la prima Messa a Tavernola con l’ingresso solenne, la banda, i fuochi d’artificio, le campane e tanta gente in un paese addobbato a festa. Era dopo il tramonto del sabato. Ricordo che mi misi segretamente a piangere da solo! E ancora la Prima Messa della domenica con il coro che cantava a tre voci una messa composta da don Lucio, e la partecipazione di vari presbiteri di Tavernola tra cui Don Bruno, allora rettore del seminario di Clusone.
Il pranzo fu una cosa molto semplice, tra noi parenti, in un salone dell’asilo. Nel salone Josué Borsi ci fu l’immancabile accademia con la bellissima satira del cugino Milio, che divertì tutti. In quell’occasione i compagni di classe del ‘34 mi regalarono una fisarmonica che in Amazzonia, ahimè, mi fu rubata…
Dopo l’ordinazione, iniziai ad Ancona la mia vita tra gli apostolini (i piccoli seminaristi saveriani) come insegnante e rettore. Poi, nel gennaio del 1974, Paolo VI mi imponeva il crocefisso come missionario destinato all’Amazzonia. Finalmente, a 40 anni, si realizzava il mio sogno missionario iniziato sul lungo lago di Tavernola.
Per 43 anni ho vissuto nell’Amazzonia Brasiliana, tra la gente più povera della foresta, una vita dura ed essenziale, che mi ha dato l’orientamento per il tempo restante della mia vita.







