Seguire le nuvole, perdendo il cielo
I magi vennero dall’Oriente a Gerusalemme, per adorare il bambino Gesù. Essi videro spuntare la sua stella e la seguirono. Essa “li precedeva finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono” (Mt 2,1-12).
I magi sono attirati da una luce misteriosa, che non abbaglia, è discreta, eppure indica il cammino. Potremmo dire che oggi questa luce, che non si impone, non inganna e non seduce, è il Signore stesso. Luce che si propone alla nostra libertà e che offre a chiunque la gioia: “I magi provarono una gioia grandissima”. L’incontro con Gesù provoca sì gioia, ma una gioia che spesso convive con difficoltà, prove, persecuzioni. Non sempre c’è stato, nella storia, un buon rapporto tra cristiani e gioia. Forse, nel passato, si è insistito troppo sull’impegno, sul sacrificio, sulla responsabilità. Tutto questo è irrinunciabile, ma come il rovescio della medaglia. Un po’ come quel contadino che vende tutti i suoi averi pieno di gioia perché vuole comprare il campo col tesoro nascosto. Egli sa di guadagnare. Rinuncia sì, ma, in realtà, trova molto, molto di più (Mt. 13,44-46).
I santi veri non sono quelli con l’aureola, da immaginetta, magari un po’ sul triste e remissivo. Sono piuttosto coloro che, pur nella semplicità della vita, vivono ogni momento (ordinario) in modo straordinario, contagiando altri al bene e all’amore. E questo avviene perché hanno scoperto il Padre misericordioso che dà senso alla loro vita, legando a Lui (e ai poveri, suoi prediletti) la propria vita, lasciandosi trasformare, ogni giorno, dal suo Spirito. “Il santo - dice Paola Bignardi in un bel libro (Il coraggio della santità, editrice Queriniana) - non è una persona che ha rinunciato alle esperienze più belle della vita, l’amore, l’amicizia, la bellezza, la politica, la ricerca, ma anzi le vive con una intensità che libera da ciò che nella vita è meschino, gretto, chiuso, mediocre. Per questo papa Francesco invita a ‘non avere paura della santità; non ti toglierà forze, vita e gioia’ (GE 32), ma caso mai te le darà in pienezza…
La santità contribuisce a umanizzare la società. Di questo oggi vi è uno straordinario bisogno: persone che attraverso una vita ordinaria esercitino una funzione di bonifica di pensieri, atteggiamenti, modi di dire, parole… che sembrano aver perduto il senso più vero e profondo dell’umanità”.
Oggi, nella nostra società, si scatenano, con troppa facilità, animosità, reazioni istintive e viscerali, violenza, odio e aggressività nelle relazioni. Papa Francesco ci chiede di non lasciarci sedurre dalle urla di chi grida più forte e più arrabbiato e di non seguire “chi diffonde allarmismi e alimenta la paura dell’altro e del futuro, perché la paura paralizza il cuore e la mente”.
Rischiamo, in tal modo, di inseguire le nuvole che passano perdendo di vista il cielo. “Si sente il bisogno - continua Bignardi - di un movimento di umanizzazione del tessuto sociale. Ma il vangelo non può essere la forza che ispira un nuovo rispetto per l’umano e una nuova responsabilità verso di esso? E i laici non debbono esserne i primi protagonisti… per dare, da cristiani, il loro contributo a un mondo che ha bisogno di rigenerarsi?”. La luce del Natale “bonifichi” il nostro mondo e porti ovunque pace e gioia. Buon Natale di fraternità!







