Se solo la guerra non è artificiale
È triste constatare che di Congo RD non si occupa nessuno, oppure giusto il tempo di dare una notizia ed essere a posto con la propria deontologia professionale. Se desideriamo saperne di più dobbiamo rivolgerci a chi ha davvero a cuore non solo quella nazione, ma un popolo che in pace non c’è quasi mai stato. I Saveriani non sono proprio dei fulmini mediatici, sembrano meditare l’evolversi degli eventi, farlo loro, prima di comunicare all’esterno, anche per prudenza, o semplicemente perché impegnati primariamente ad aiutare la gente, confusa, arrabbiata, costretta ancora una volta a subire la parte peggiore di un conflitto. Noi ci sentiamo particolarmente vicini ad una terra che pare al centro di un intrigo internazionale, ma stavolta senza esplicitarlo, per astensione o peggio finto disinteresse.
In redazione è sbarcato un computer aggiornato, per poter essere al passo con i tempi, con i software adeguati dopo un periodo di transizione. Ecco, mi chiedo se per questi nuovi strumenti necessari al nostro lavoro, non abbiamo sul cuore il peso di giovani vite sfruttate dal lavoro per recuperare le materie prime fondamentali all’utilizzo di tutta la tecnologia che contraddistingue il nostro mondo. Una tecnica sempre più spaventosamente in evoluzione, quasi impossibile da gestire. Quando apriamo i programmi di grafica, attraverso l’Intelligenza artificiale, possiamo far generare e poi pubblicare immagini su un tema specifico. È l’equivalente della famosa Chat-GPT per i testi. Non si tratta di realtà, ma di verosimiglianza. Non abbiamo ancora sfruttato queste potenzialità. Ma dicono che il risultato, magari corretto, sia sorprendente e soddisfacente. In tanti campi, diventa uno strumento di selezione e indirizzo.
L’umanità da una parte scava, spala, estrae, si sporca, dall’altra crea, programma per andare sempre più veloce, per superarsi in una gara senza limiti. In una zona di mondo, si perde la vita in un attimo, in altre si pensa a come mettere fine a sofferenze indicibili per legge. Mondi inconciliabili che non sembrano nemmeno appartenere allo stesso pianeta. E lì in mezzo noi, con le nostre scelte, con dubbi e certezze, con la sensazione di essere sempre un po’ scavalcati, sempre in rincorsa, mai pienamente padroni di noi stessi…
E allora il rifugio possono essere quei piccoli gesti di gentilezza quotidiani che ormai ci sembrano una rarità, una sorpresa, ma che fanno ancora tanto bene al cuore, una carezza per anime sempre più chiuse in se stesse, con tanti schermi a far da filtro, ad allenare l’apparenza e a nascondere l’interiorità.








