Saveriani in cielo: i p. Lamanna, Mattiello e Mattu
Tre saveriani hanno recentemente raggiunto la casa del Padre celeste. Preghiamo il Signore di accoglierli nella beatitudine promessa ai missionari del vangelo.
Padre Pietro Lamanna
Gli era stato riscontrato un tumore al pancreas ed era stato operato in un ospedale di Curitiba, nel Brasile meridionale. È morto all’ospedale il 29 settembre, all’età di 75 anni. Era stato assistito anche dai giovani novizi brasiliani, accompagnati da p. Alfiero Ceresoli. Padre Lamanna, saveriano di Pirri-Cagliari, era stato missionario in Bangladesh e in Brasile. Negli intervalli, per ristabilirsi in salute, aveva lavorato come insegnante e animatore nella comunità saveriana di Cagliari. A padre Giovanni Mezzadri, che ha vissuto vari anni con lui, aveva detto: “Il missionario non è della sua terra natale, ma della terra dove l’obbedienza lo ha mandato a evangelizzare e a dare la vita; voglio risorgere in mezzo a loro. Anche se mi hanno fatto tribolare, ho voluto loro bene!”.
Padre Giulio Mattiello
Saveriano di Altavilla Vicentina, aveva appena compiuto 79 anni. In missione aveva potuto trascorrere solo 14 mesi, nel 1962 in Sierra Leone. Per seri problemi respiratori era dovuto tornare in Italia, dove ha lavorato il resto della sua vita, come educatore a Cremona, Bergamo e Brescia. Ma è a Piacenza che ha vissuto più a lungo: 22 anni di apostolato missionario, nella chiesa di Santa Chiara in viale Farnese. Ha aiutato tanti fedeli a riscoprire il piacere della preghiera e dell’ascolto della Parola di Dio. Da quattro anni era nella comunità di Vicenza, dove è morto il 2 ottobre, alle 7.20 del mattino, mentre si preparava a celebrare la Messa nella chiesetta dove sono venerate le spoglie del servo di Dio padre Uccelli.
Padre Peppino Mattu
Era nato a Fordongianus, in provincia di Cagliari, 58 anni fa. Ragazzo di 11 anni, era entrato nella casa apostolica di Macomer (NU) ed era diventato saveriano a 17 anni e sacerdote a 36 anni. Era stato missionario in Burundi e in Camerun, dedicandosi anche alla formazione dei giovani camerunesi aspiranti alla vita missionaria. In giugno era dovuto rientrare in Italia per tumore alla mandibola. È morto nella casa madre dei saveriani a Parma, l’11 ottobre. Poco prima di morire, scriveva a un amico saveriano: “Sto ancora lottando con la malattia e il tempo che resta è poco. Offro al Signore preghiere e sofferenze, perché tutti diventino missionari e missionarie. Cristo trasforma tutto in gioia, a crederci”.








