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Saper andare oltre i problemi e le barriere

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I saveriani di Brescia, come già accennato nel numero di aprile 2022, hanno riaperto un’ala della casa per accogliere alcune famiglie sordomute, fuggite dalle loro città, in Ucraina. Questa scelta fa seguito alla richiesta della Caritas diocesana di Brescia, partita ancora alcuni mesi fa. I saveriani, infatti, avevano offerto disponibilità per accogliere profughi afghani alla fine dell’estate 2021, ma problemi di diversa natura avevano impedito la realizzazione di questo primo progetto. Di fronte all’emergenza ancora più grave e massiva, scaturita dal conflitto russo-ucraino, quella disponibilità è tornata d’attualità e i problemi di prima hanno subito trovato soluzioni più semplici e operative.

Attualmente, sono ospitate 17 persone di 5 nuclei familiari, arrivate il 7 marzo (13 giorni dopo l’invasione) dopo aver bussato alla porta dell’Ens (Ente nazionale sordi) della città. Per alcune settimane, però, si è arrivati anche a 22 persone. A gestire le necessità delle famiglie presenti a S. Cristo, c’è la Cooperativa Sociale Kemay, fondata nel 2015 ed ispirata ai valori della Caritas diocesana di Brescia, nata appositamente per occuparsi dell’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale nelle comunità parrocchiali. Kemay è il nome della prima bambina eritrea accolta, che significa “Come me stesso”.

Elena Marmaglio, referente di Kemay-Caritas e responsabile delle famiglie ucraine a San Cristo, ha fatto del nostro ufficio un campo-base per sbrigare le pratiche burocratiche che riguardano le persone accolte. Con Anna, una volta alla settimana, prenota la spesa online per tutti. Ed è bello veder crescere rapporti, al di là delle barriere linguistiche e le difficoltà quotidiane (assistenza sanitaria, vaccinazioni, rapporti con la Questura, inserimento scolastico…). “Le famiglie che sono qui hanno caratteristiche europee; in patria avevano un lavoro (chi il piastrellista, chi il sarto, chi l’estetista e la parrucchiera), si muovono, hanno già visitato Verona e Venezia, raggiungendole in treno, gratuitamente, grazie ad un accordo con Ferrovie dello Stato presentando il passaporto… Per fortuna, l’accoglienza diffusa ha anticipato l’organizzazione istituzionale”.    

E così, tra corse, giochi, pattini e monopattini, le bambine e i ragazzi trovano nei chiostri e nel cortile spazi per giocare e, si spera, superare la mancanza da casa. La loro presenza e anche quella degli animali domestici che hanno portato con sé, ravvivano il clima di una comunità ora concretamente più aperta.



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