Salviamo Yin e Yang
Ogni giorno, i mass media ci offrono scampoli di un cieco revisionismo storico senza precedenti. Cadono statue di eroi del passato, vengono messi in discussione e rifiutati interi patrimoni di arte e faticose conquiste dell'ethos umano. Perfino quotidiane espressioni verbali assumono doppi sensi e risonanze inquietanti; locuzioni che sembravano innocue si scoprono bacate, inammissibili, politicamente scorrette… e via elencando. Lo scenario complessivo, amplificato dal web, è caotico, frutto di un pensare liquido, privo di pacata riflessione.
Del profeta Elia. Durante l’omelia avevo detto qualcosa del profeta Elia, commentando il racconto del suo incontro con Dio sul Monte Oreb. Dio gli si era fatto presente non nel vento, non nel fuoco, né nel terremoto, ma in una leggera brezza (1 Re 19, 6s). A Eucaristia conclusa ero stato raggiunto da una signora, piuttosto agitata, che mi apostrofò di brutto: "Come fa a dire certe cose di Elia?”. La signora aveva in mente un altro episodio della sua storia, quello in cui, profeta legittimo di Dio, vinceva la sfida con i falsi profeti del dio Baal e ne ordinava lo sterminio (1Re 18, 20ss.). La signora mi sibilò: "Elia era un assassino, altroché!”.
Di Yin e Yang. Il nostro Museo d'Arte Cinese esibisce una maestosa riproduzione del taiji (uso sedile), la caratteristica figura cinese divisa in due da una linea ad "S". Rappresenta l'uno originario da cui derivano le polarità fondamentali dell'universo yin e yang, bene-male, maschile-femminile, vita-morte, bianco-nero, giorno-notte ecc… Con la sua ben nota ed inconfondibile forma rappresenta, nella cultura orientale, l'armonia. Come concetto filosofico rivaleggia con il principio di non contraddizione, fondamento della filosofia occidentale, mai diventato icona come il taiji orientale. Un principio che, a volerlo rappresentare graficamente, sarebbe una qualsiasi figura geometrica, divisa in due tra bianco e nero (idee chiare e distinte).
Nel taiji orientale, la figura geometrica non è casuale, la linea centrale divisoria è sinuosa piuttosto che retta, un cerchietto nero è presente nella zona bianca e viceversa... il tutto non indistinto e sbracato, ma racchiuso nell'armonia di un cerchio (che non ha spigoli). A parer mio meglio illumina la realtà. Nella vita reale, praticamente di nulla si può affermare che sia solo bianco o solo nero, che la storia non sia soggetta ad accelerazioni e brusche frenate, che pianto e riso non si escludono… (cfr. Qoèlet 3, 1ss.). Così, la storia umana va redenta, non negata; chiede non l’impossibile cancellazione, ma la riconciliazione. Non è detto che l'uva acerba mangiata dai padri, debba legare i denti dei figli (Ez. 18). Le prepotenze, le ideologie, i fondamentalismi sono escrescenze, punteruoli, ovvero dis-armonie. Salviamo yin e yang!







