Salviamo il Kyrie Eleison
Abbiamo vissuto un avvenimento certo non privo di molteplici pareri. Mi metto in coda. Sto parlando del Nuovo Messale Romano, da poco arrivato nelle nostre chiese. Tra il tanto sapiente disquisire, la mia riflessione può sembrare una ricerca del pelo nell'uovo. Nella fattispecie, mi ha stupito che teologi, biblisti, liturgisti, presbiteri si siano preoccupati dell'inopportuno "Kyrie eleison" suggerito al posto di "Signore pietà". Sostanzialmente, costoro lamentavano che si (re)introducessero formule antiquate, incomprese, appartenute a lingue ormai morte… Che dire? A me è venuto in mente il titolo di un film (meno) vecchiotto (1990): "Chi ha paura delle streghe?".
Paura delle streghe, in barba alla Befana, che invece è buona. Penso ai nostri giovani che con tanto entusiasmo cantano canzoni in inglese, pur senza capirci un'acca. Penso all'uso, pure storpiato di lockdown, che pure non manca, di una corrispondente parola italiana. Penso che pure in chiesa abbiamo conservato parole come Abba, Amen, Alleluja, Shalom, che italianissime ed incomprese non sono.
Io trovo simpatico un ritorno (facoltativo) all'antica formula del Kyrie eleison per motivi, lo riconosco, un po’ difficili da vedere. La formula, in verità, viene suggerita per un rito che fa memoria di un mistero centrale per la nostra fede e cosmico come nessun altro. Come può trovarsi a disagio quell'invocazione all'interno di un rito (Messa) senza confini di spazio e tempo? Quel rito è talmente pregnante da annullare tutte le differenze, di storia, geografia, cultura, e quant'altro.
Pronunciando quelle due paroline (nate nella culla della cultura occidentale) mi immagino secoli e generazioni di persone che con la "piccolezza" di quelle parole hanno pregato e hanno nutrito il mistico corpo che è l'umanità, una, in tutte le sue epifanie. Un "pelo" (insignificante?) in un uovo cosmico. Potenza infinita di un sacramento capace di "ricapitolare" e dare senso a tutto lo sparpagliato. Nuovo o antico che sia.
Un po’ malignamente, da ultima, richiamo una non facilissima parolina su cui nessuno (mi pare) abbia avuto da ridire. La parolina è Maranathà (oddio, è perfino più vecchia del Kyrie eleison!). Non è forse emozionante sapere che in lontanissimi tempi le persone desideravano la stessa cosa che aspettiamo anche noi?
Una finestra missionaria. Non sono un esperto biblista o liturgista. Solamente un missionario che ha girato il mondo e ha visto che le finestre da cui guardare fuori, sono tante. Anzi, sapete cosa vi dico? Questa riflessione mi è venuta così, crescendo sotto la penna (qualcuno penserà fin troppo). Ma ho esaurito lo spazio concessomi. Abbiate pazienza, penso di continuare con un "Salviamo il Kyrie eleison" numero 2. Del resto, perché perderlo sapendolo denso di umanità?







