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Nel 1920, p. Pietro è richiamato in Italia, con lo scopo di formare altri missionari per la Cina. Il Fondatore lo assegna alla comunità missionaria di Vicenza. In quella casa rimarrà per il resto della sua vita. Reduce dalla missione, non solo parla della Cina in ogni occasione, ma soprattutto vive in continuità con la sua esperienza missionaria. Egli è ricercato per i peccatori più incalliti e il Signore opera visibilmente attraverso di lui.

Accanto ai suoi allievi missionari, che ama teneramente, mette una schiera di poveri, emarginati, sofferenti, ammalati. Era questo un modo per continuare la sua missione “cinese”... Il suo esempio di vita missionaria, spesa completamente per Dio e per il prossimo, è un linguaggio di grande efficacia, comprensibile. La sua preghiera continua, la disponibilità all’accoglienza di poveri, penitenti ed emarginati costituisce una realtà vivente davanti agli occhi degli allievi, che sempre porteranno con loro questi esempi. P. Uccelli non vuole attrarre attenzioni su di sé, ma su Cristo, e per questo raccomandava devozioni solide, che permettessero una crescita cristiana robusta e, allo stesso tempo, fedele alla tradizione: l’Eucaristia, la Madonna, S. Giuseppe.

Di S. Giuseppe, il Venerabile Servo di Dio si farà un instancabile paladino, diffondendone la devozione, non solo in casa, dove era ritenuto l’economo ufficiale, ma anche fuori. Non si può parlare di p. Uccelli a Vicenza senza accennare alla sua devozione a S. Giuseppe. Lui stesso parla dell’origine di questa sua “speciale” devozione e la fa risalire all’incontro, in Cina, con un santo laico, Lo pa hong, avvenuto nel 1917. In Cina aveva toccato con mano le meraviglie operate per intercessione di S. Giuseppe. I problemi economici della casa sono diventati una spinta in più per aumentare la sua fiducia nella Provvidenza. Metteva, infatti, tutta la sua opera missionaria sotto il patrocinio di S. Giuseppe, proprio a imitazione del suo grande amico cinese.

P. Uccelli ha semplicemente nominato S. Giuseppe economo della casa! Le numerose testimonianze circa la sua speciale “amicizia” con S. Giuseppe non sono altro che un canto alla Provvidenza. Al santo affida il suo ministero presbiterale e i fedeli che da lui accorrono, alla ricerca di un consiglio o di un incoraggiamento.
La statuetta di S. Giuseppe, che il Servo di Dio tiene in parlatorio, diventa presto punto di riferimento anche per tanti, che la ritengono taumaturgica. Ai suoi piedi il padre e i fedeli pongono richieste di grazie di ogni tipo. Si parla di autentici miracoli che capitano sotto gli occhi, soprattutto di tanti poveri, emarginati, peccatori.

Alla sua morte, il cordoglio cittadino e la folla enorme attorno alla sua salma sono segno indubbio della fama di santità, che circondava la sua persona. I funerali sono stati un vero trionfo, con la partecipazione di tutte le autorità civili e religiose, ma anche di quei “lontani da Dio”, diventati oggetto privilegiato del suo ministero presbiterale e missionario. Segno non secondario di fama di santità è anche il fatto che la gente abbia voluto che la sua salma venisse sepolta in chiesa, subito dopo la sua morte, accanto a quella statuetta di S. Giuseppe, che tutti ritenevano speciale. E la salma del Servo di Dio riposa, ancora adesso, proprio nella chiesetta di S. Pietro d’Alcantara, all’interno della casa dei saveriani.

Tante persone affermano di aver ricevuto, per intercessione del Servo di Dio, grazie straordinarie, e forse autentici miracoli, anche dopo la sua morte. La gente di Vicenza ha voluto che fosse introdotta la Causa di canonizzazione, che ora conclude la sua prima tappa con la “venerabilità”. Ora non ci rimane che invocare il Signore, affinché, per intercessione di p. Pietro Uccelli, Egli conceda almeno una speciale grazia, chiamata “miracolo”, che permetta al Papa di dichiaralo presto “Beato”.



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