Ricordi indelebili di gioventù
Carissimo p. Oliviero, mi sono imbattuto casualmente su internet, in un tuo articolo sulla missione di Baraka (https://saveriani.it/giornale/item/la-prima-predica-a-baraka). Sono bastate poche righe perché alla mente affiorassero tanti ricordi di una bellissima ed indimenticabile esperienza vissuta insieme nell'ormai lontano 1986.
Ero appena ventenne. Insieme ad altri tre amici e compagni di viaggio: Dora La Nave, Mimmo Macrì e Paolo Mondini, accompagnati dall’allora parroco della chiesa Carmine di Taranto, don Marco Morrone, facemmo un’esperienza di un mese nella missione di Baraka. Ricordo molto bene di te giovane missionario scout con la passione per il calcio. Abbiamo giocato una partita con i ragazzi della missione. Tu facevi l’arbitro ed io il guardalinee. Abbiamo perso 4 a 0! Anche noi eravamo scout e nel cuore lo siamo ancora. Per quel viaggio abbiamo fatto tante attività di autofinanziamento durate un anno.
Non potrò più scordare quel mese vissuto così intensamente. Molti degli eventi che abbiamo vissuto insieme li ricordo come fosse ieri: da Taranto in autobus fino a Roma, da Roma a Bujumbura in aereo e poi da Bujumbura ad Uvira e poi da lì a Baraka con p. Italo sulla Range Rover. La prima settimana era trascorsa ad ambientarsi e a fare un po’ di pulizie nei locali della missione, la seconda settimana abbiamo incontrato i bambini che avrebbero fatto la prima comunione e poi nei giorni a seguire in giro per i villaggi ad assistere p. Italo durante i battesimi e le prime comunioni di piccoli e grandi ed infine un viaggetto fino a Bukavu.
Non dimentico l’accoglienza meravigliosa delle suore durante gli inviti a pranzo: il vino di palma, la manioca, le mapere... Erano molto divertenti le serate trascorse ad insegnare il catechismo ai bambini in preparazione alla prima comunione insieme al parroco p. Vagni. Ricordo la birra bevuta insieme al capo tribù che ci aveva chiesto di acquistare in Francia per lui la Renault 25 da spedirgli poi ad Uvira… un’impossibile follia. Ma soprattutto ricordo le bellissime celebrazioni sempre allegre e festose con tanti balli e canti di cui ancora ricordo le parole (nitakushukuru namna gani eh Mungu wangu-come ti ringrazierò Dio mio dei tuoi benefici?). Al ritorno la prima messa a Taranto mi sembrò un mortorio!
Eravamo completamente cambiati e, nonostante i nostri 20 anni, ci sentivamo ormai grandi dopo avere vissuto un’esperienza del genere. Avremmo voluto tornare l’anno successivo, ma ricordo che ci riuscì solamente don Marco. Oggi lui, nonostante i suoi quasi 78 anni, torna in Kenya per un’altra esperienza. Qualche mese dopo il nostro rientro, io e un mio amico arbitro Domenico ti abbiamo spedito alcune divise da arbitro e alcune magliette. Dei quattro solo Mimmo e Dora, che tra l’altro è una bravissima pediatra, sono ancora a Taranto. Paolo vive a Milano ed io, dopo aver vissuto a Milano per 18 anni, ora sono a Palermo dove vivo con mia moglie e due splendide ragazze di 11 e 15 anni. Un abbraccio fraterno e auguri di ogni bene.








