Ricordi da conservare, Uno sguardo all'indietro
Agli inizi degli anni cinquanta, a Salerno, città non ancora multietnica com’è oggi, l’arrivo dei missionari saveriani ha dato vita a un movimento culturale che apriva la mente a nuove problematiche. Grazie a loro, è stato più facile conoscere civiltà tanto lontane dalla nostra.
Un ritrovo per tanti di noi
Nella casa dei saveriani, in cima a via Tasso, nel cuore del centro storico e con una splendida vista sul golfo, sono ancora frequenti gli incontri con i missionari. Il loro modo di relazionarsi, il loro carisma e soprattutto la loro semplicità attirano e incantano universitari e liceali. Tutti sono coinvolti, desiderosi di dare il proprio contributo a ricerche di carattere religioso e etnico, sempre connesse con la missione.
Anch’io facevo parte del gruppo, quando frequentavo l’istituto universitario orientale di Napoli, dove mi sono laureato in lingue dell’estremo Oriente. Nutrivo un forte interesse per il mondo delle missioni e sognavo terre lontane. Sono tanti i ricordi che si affollano nella mente, tutti ancora vivi e intensi.
Il fascino di padre Teodori
Rivedo la figura di padre Franco Teodori, con il suo sguardo pieno di luce. Era appena tornato dalla Cina, dove aveva sofferto il carcere ed era stato vittima di accanite persecuzioni. Parlandoci dei momenti che aveva vissuto, padre Franco accendeva i nostri cuori. Con pazienza e con la sua voce dolce ma sicura, mi ha fatto appassionare alla lingua cinese, in un’aula unica nel suo genere: la sacrestia della chiesa dell’Addolorata. A livello cittadino, è indimenticabile la generosità di p. Teodori. In occasione dell’alluvione del 1954, insieme a mons. De Girolami, è stato protagonista di vari salvataggi di persone in pericolo, soccorse anche a rischio della vita. Dal punto di vista missionario, è stato promotore della Lega missionaria e fondatore della Legio Mariae a Salerno.
Dal passato al futuro
Non posso dimenticare fratel Raimondi, noto a tutti per i suoi modi affabili e sempre pronto a rendersi utile. E ancora ricordo p. Aurelio Cannizzaro quando, tornato dalle isole Mentawai, è venuto a trascorrere qualche giorno a Salerno. Il suo racconto ci aveva riportato al mondo dell’avventura e della prima evangelizzazione.
Ora, è al futuro che si orienta l’opera dei saveriani. Le loro attività non hanno soste e io auspico una sempre rinnovata forza, verso ricche messi spirituali.








