Il sussurro in un sogno
È difficile parlare di sussurri e sotto voci a chi ha radici nel sud Italia, e precisamente a Foggia. Riconosco che noi amiamo i toni forti, il folclore vistoso, i gesti delle mani accompagnati da tipici intercalari sonori… E a me piace la terra del sole e del mare con le sue “folle”, i ritmi drammatici delle bande nelle feste religiose, i fuochi pirotecnici, gli azzurri e i verdi intensi che come decoratrice ho sempre inserito nei miei dipinti.
Ma anche una pugliese può restare affascinata da un sottovoce, da un Dio che chiama non nel vento impetuoso e gagliardo, o nel terremoto, o nel fuoco, ma nel sussurro di una brezza leggera (1 Re 19,12). A me è successo quando avevo 24 anni, una notte del 13 giugno, giorno del mio onomastico. A quell’epoca avevo un ragazzo ormai da 4 anni. Nel sogno giocavo in una stanza con un’infante, il mio procugino di nome Angelo, ed ero a casa di mia cugina di nome Maria: un intreccio di nomi familiari e significativi. Mentre quel bambino balbettava, all’improvviso incomincia a scandirmi il “Padre nostro” in modo chiaro e deciso. Resto sorpresa, un po’ spaventata e nel sogno comincio a chiamare altri, finché una folla di gente si accalca alla porta della stanza. Ma appena quella folla cerca di entrare il bambino si blocca e ricomincia a balbettare… Solo quando provo a chiudere la porta lui ritorna a scandire quella preghiera. Questo si ripete per due o tre volte.
Mi sveglio davvero scossa e mi accorgo che le lacrime solcavano il mio viso. Cosa significava quel sogno? Era solo un bisbiglio di voci e immagini nella notte, ma qualcosa aveva trafitto il mio cuore. Col tempo ho ripensato molte volte a quello che ho interpretato come il sussurro del Padre, che desiderava svegliarmi a una relazione più intima con Lui, lontana dal chiasso di tante voci. È stato come sentirmi chiamata per nome. E poi, io che all’epoca non aprivo mai la Bibbia, non avevo chiaro in mente quel passo di Matteo sul Padre nostro, finché non me lo sono ritrovato tra le mani: “Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo, che vede nel segreto” (Mt 6,6).
Allora ho capito. Quella fede ricevuta da bambina andava recuperata e approfondita. C’era una sete in me di un amore più grande che chiedeva ascolto. E il mio ragazzo? Non avevo compreso tutto e subito, al punto da rinunciare al sogno di sempre di sposarmi e quella relazione è finita per altri motivi, ma il mio cuore stava pian piano accogliendo una Persona che vi prendeva sempre più spazio. Gesù si è fatto incontrare come Colui che mi conosceva intimamente, il Dio fatto uomo, morto e risorto anche per me ed io, che mi ero lasciata trovare, “lo dovevo dire a tutti” che era davvero risorto e vivo!
Bisogna essere un po’ folli e perdutamente prese fin dentro le viscere, per fidarsi della leggerezza della grazia. Con molta gradualità e aiuto spirituale ho intuito prima la chiamata missionaria, poi quella religiosa, e anche se in Puglia c’erano solo i missionari Saveriani a Taranto, ho cercato le missionarie tramite loro. Così sono entrata nelle Missionarie di Maria-Saveriane, a Parma.
Poi, sono stata inviata in missione in Thailandia, dove per Dio-incidenza, sono partita e rientrata proprio nello stesso giorno, il 13 giugno, a distanza di 15 anni esatti. Anche dalla Thailandia porto dentro di me il sussurro di un dipinto: “Il sussurro d’amore”, affrescato in un Tempio del nord, dove un uomo promette amore eterno alla sua donna prima di partire. Lì ho avuto conferma che la missione a cui noi siamo tutti chiamati come cristiani, deve cogliere quei sotto-voce di Dio già presenti negli altri, nelle culture e religioni diverse, e poi risvegliare quella sete d’Amore eterno che solo Cristo può saziare.







