Ricongiungimento famigliare, La speranza del “Natale con i tuoi”
Gli stimoli per celebrare bene il Natale non mancano. Ma dipende da quale Natale cerchiamo: quello degli annunci pubblicitari che soddisfano i nostri appetiti, o quello della voce del Mistero, che fa appello alle nostre anime.
Ascoltiamo e meditiamo ogni anno nella notte di Natale, il racconto del mistero di Dio che “viene ad abitare in mezzo a noi”: la notte, lo smarrimento dei pastori, l’annuncio degli angeli, il Bambino da cercare in una località ai margini e da riconoscere, avvolto in fasce in una mangiatoia.
Il mistero di un Dio rivestito di debolezza!
Il pericolo è sempre quello di accontentarci di un Natale sdolcinato di buonismo da quattro soldi e assoggettato al mercato del consumismo. Un Natale rabbonito e offensivo. Anche quest’anno si ripeteranno le solite gare di chi è più bravo, più generoso verso gli sfortunati, gare di solidarietà e di bontà più o meno truccate: tentativi maldestri per lavare coscienze inquinate dall’arroganza e assopite dalla superficialità.
In questo teatrino dell’ipocrisia come può nascere il Figlio di Dio? Non si ripeterà, piuttosto, la drammatica farsa del re Erode che raccomandò ai magi di cercare con cura il Bambino: “quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, così anch’io andrò ad onorarlo”. E invece, poi...
Dio nella nostra storia. Celebriamo bene il Natale di Gesù quando accogliamo il desiderio di Dio, di “formare casa” dentro questa nostra storia. Per farci capire lo stile di Dio, il vangelo usa un’immagine eloquente: “Egli pose la sua tenda in mezzo a noi”. Non in luoghi privilegiati, sorvegliati e protetti da guardie di sicurezza, inaccessibili ai comuni mortali. Dio vuole stare dentro la nostra storia, a fianco di ognuno di noi. Proprio vivendo la compagnia dei poveri e degli oppressi, il Figlio incarnato ha potuto annunciare a tutti noi il sogno di Dio.
Attraverso il Natale, Dio chiede ad ognuno di noi il permesso di ottenere il “ricongiungimento famigliare” nelle nostre vite. Fare spazio al piccolo Gesù significa permettere a Dio di ricongiungersi nella famiglia umana, che abbraccia ogni uomo e donna, nella diversità della cultura e della fede.
Solo accettando questo ricongiungimento, Gesù non sarà di nuovo costretto a nascere clandestino, lungo le strade della storia di oggi: a Falluja come a Beslan, a Bhopal come a Bukavu; o nelle navi carretta che trasportano disperati in cerca di una terra ospitale...
Fare spazio a Dio che bussa anche oggi alla porta del nostro cuore, delle nostre vite - non come estraneo - ma come ospite atteso, significa imparare dai poveri che nella notte di Natale si rivelano come i veri protagonisti in positivo. Loro hanno il coraggio di intuire e seguire i passi di Dio, anche quando non seguono i calcoli e i tempi degli uomini più forti; e di questo gioiscono e sanno far festa.
Sono loro che c’insegnano a saper ricominciare ogni giorno, nonostante tutto! Questa loro speranza clandestina porti frutti di speranza e di pace!








