R come Rigon
La Mostra interculturale saveriana è sempre un’occasione di incontro, un’opportunità di tessere relazioni. Il 24 febbraio, a Salerno, abbiamo incontrato Alessandra Zanin e il marito Maurizio, due amici di Vicenza, legati al mondo saveriano, grazie alla figura carismatica di p. Marino Rigon. L’esperienza espositiva di quest’anno ha permesso di presentare la ricchezza di p. Rigon e, attraverso di lui, il grande poeta bengalese Tagore. Alessandra è una dei 19 nipoti di p. Marino Rigon. Si adopera all’interno del Centro studi Tagore in Villaverla (VI), per mantenere vivo il ricordo, l’impresa letteraria e l’impegno missionario. Le poesie di Tagore, tradotte da p. Rigon, hanno ispirato la composizione di alcune nockshi kantha (vedi foto), donateci da Alessandra. Le nockshi kanta sono panni ricamati dalle donne dei villaggi del Bangladesh. Questi capolavori nascono da 4 mani e 2 teste: chi traccia il disegno sulla tela e chi riempie di tanti piccoli punti e colori le linee e gli spazi, cercando di raccontare, con ago e filo, i sentimenti e i pensieri più intimi della propria gente.
A far da sintesi di questa bella esperienza, c’è stata presentata da Alessandra la poesia di Tagore, intitolata “Amicizia” e tanto cara a p. Rigon. “Mi hai fatto conoscere amici che non conoscevo. Mi hai fatto sedere in case che non erano la mia. Mi hai portato vicino il lontano, e reso l'estraneo un fratello. Attraverso la nascita e la morte, in questo oppure in altri mondi, ovunque mi conduci, sei tu, lo stesso, unico compagno della mia vita senza fine... Se conosco te nessuno mi sarà estraneo, non vi sarà porta chiusa, né legami… Possa io vedere che Tu unisci tutto in Te”.







