Quella mano nella mano
Come negare un favore a chi lo chiede con umiltà, con cuore sincero e parole semplici? È difficile resistere, anche se il favore richiesto è quello della propria conversione. “Per favore, cambiate vita, convertitevi, fermatevi e finite di fare il male. Noi preghiamo per voi: convertitevi; lo chiedo in ginocchio; è per il vostro bene!”.
Con queste accorate parole papa Francesco ha chiesto il favore “agli uomini e alle donne della mafia, i grandi protagonisti assenti” all’incontro con i famigliari delle vittime della criminalità organizzata, venerdì pomeriggio 21 marzo scorso.
All’incontro nella chiesa di San Gregorio VII a Roma, di fianco al Vaticano, c’era anche il fondatore dell’associazione “Libera”, don Luigi Ciotti. Sono entrati nella chiesa affollata insieme, don Ciotti e papa Francesco, tenendosi mano nella mano. Come due fratelli che non si vergognano di dimostrare al pubblico la loro amicizia e solidarietà reciproca.
Sono certo che i due “preti di strada” avrebbero voluto stringere la mano con ciascuno dei presenti, fino a formare quella catena di amicizia solidale che fa scorrere il calore del cuore e rafforza la convinzione di compiere lo stesso cammino, nella stessa direzione.
Una catena di mani nelle mani, con tutti coloro che sono d’accordo e aspirano al benessere, fino a tirar dentro in quella catena umana e divina della fraternità tutti coloro al quale papa Francesco ha chiesto “il favore, in ginocchio”. Una catena che risparmi ai “protagonisti assenti - uomini e donne della mafia” - il rischio di finire all’inferno.
“La vita che vivete adesso non vi darà piacere, gioia, felicità. Il potere, il denaro che voi avete adesso da tanti affari sporchi e crimini mafiosi, è potere e denaro insanguinato, e non potrete portarlo nell’altra vita.
Convertitevi, ancora c’è tempo, per non finire all’inferno. È quello che vi aspetta se continuate su questa strada… Piangete un po’ e convertitevi!”.
“Finire all’inferno” non è un destino. Tenercene fuori è un impegno. Ma non si può obbligare nessuno: né ad andarci a finire né a starne fuori. C’è solo una supplica: “Per favore, convertitevi!”.
Una supplica che, almeno un po’, vale anche per ciascuno di noi. E per consolidarci nel cammino di conversione, abbiamo proprio bisogno di tenerci mano nella mano, per incoraggiarci a proseguire senza ripensamenti, senza lasciarci affascinare dai richiami… delle sirene del male.








