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La missione: Straniero e migrante anch'io

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Dentro il grande tema di "stranieri e migranti, profeti di una nuova umanità", approfitto per aprire una finestra tipicamente "missionaria". Sono convinto che la missione abbia qualcosa di importante e di speciale da dire, da dare e da testimoniare sull'argomento.

Sono missionario per dono di Dio: una scelta che Lui ha fatto per me, "fin dal grembo di mia madre", e che ho scoperto gradualmente nello svolgersi della mia povera esistenza; un dono per cui non Lo ringrazio mai abbastanza.

Straniero e migrante per sempre

Come missionario, ho dovuto essere "migrante" per vocazione e per mandato; è un mio preciso dovere - diritto "andare in tutto il mondo". Come missionario ho dovuto essere "straniero", al punto di non saper / poter comunicare, costretto a balbettare, a chiedere il favore di poter imparare tutto dagli altri, sillaba per sillaba, parola per parola... finanche l'insulto allo straniero (che in Bangladesh - paese a maggioranza musulmana - è "lal banor - scimmia rossa").

Questo diritto - dovere corrisponde a ciò che noi, in gergo missionario, chiamiamo: "carisma ad gentes, ad extra, ad vitam"; un dono dello Spirito Santo che ci spinge ad annunciare il vangelo di Cristo alle genti, oltre la propria cultura, per tutta la vita.

Come missionario, dunque, sono straniero (ad extra) a vita; sono migrante (ad gentes) a vita. Migrante sempre, perché non posso sostare, almeno nello spirito: devo continuamente andare, migrare dentro di me, dentro gli altri, dentro le culture, dentro la Trinità Beata. Straniero sempre, perché ho sempre bisogno che qualcuno mi apra la porta di casa, della mente, dell'anima, senza che io possa violentare o pretendere, sempre e solo in attesa.

Profeta di un Messaggio ricevuto

Per convinzione di fede, sono anche costretto ad essere "profeta", sempre, perché non ho parole mie da pronunciare, ma solo un messaggio da annunciare; un messaggio che non è mio, ma di cui io sono il primo destinatario, per contribuire a creare "un mondo nuovo", con il lievito, il sale, la luce del vangelo di Cristo.

Come straniero, migrante e profeta, spesso mi hanno rivolto domande pertinenti: "perché sei qui? che ci fai qui? che interessi hai per essere qui?...". Sono domande pertinenti e... scandalose, rivolte a uno straniero e migrante contro-corrente, dato che il flusso migratorio è dal mondo povero verso il mondo ricco.

Li ringrazio per queste domande, che mi hanno obbligato a riflettere sulla mia esistenza e a rispondere con umile sincerità: rendere ragione della profezia di quel Messaggio evangelico che mi ha ridotto allo stato di straniero e migrante, in senso inverso al desiderio di chi mi rivolgeva le domande (avrebbero voluto migrare verso Occidente, da cui io ero migrato!).

Un appello all'occidente e alla chiesa

Alle domande, spesso è seguita anche l'insinuazione: "questa è «terra musulmana»; questa terra non è per te; torna nella tua «terra cristiana», in Occidente".

Difficile spiegare che la «terra è di tutti e per tutti», nella debolezza e nell'insicurezza tipica dello straniero migrante. Difficile spiegare specialmente quando l'Occidente cristiano entra in guerra e crea conflitti, non solo armati, ma anche sociali, commerciali e finanziari, magari per imporre i propri interessi e i propri modelli culturali.

L'Occidente conflittuale è la contro testimonianza della missione che è affidata a noi missionari e missionarie del vangelo. È un gravissimo ostacolo, che impedisce il sorgere del "mondo nuovo" della fraternità universale.

Come straniero migrante profeta, sento il dovere di lanciare una sfida e una denuncia alla nostra chiesa italiana: "Sii chiesa di Cristo, profezia di un mondo nuovo; sii missionaria; svolgi la missione per cui sei chiesa. Non c'è per te chiesa, altra vita al di fuori della missione dell'annuncio del vangelo a tutti, in particolare agli stranieri migranti, nel nome di Cristo Gesù che hai ricevuto in dono, per la salvezza tua e di tutti i popoli della terra".



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