Quei ragazzi che salgono in cattedra
Il 9 maggio alla Camera dei deputati è un giorno importante. Alla presenza del presidente della Repubblica, si celebra la Giornata della memoria per le vittime del terrorismo. L’aula è piena di ragazzi che, a turno, intervengono per presentare i lavori svolti a scuola sul tema “Tracce di memoria”. Quasi al termine della commemorazione, una voce esile, ma decisa, s’impone all’attenzione generale. "Anche noi viviamo un momento particolarmente difficile della nostra storia repubblicana. I valori democratici fondanti la nostra convivenza civile sono messi in discussione persino da chi riveste incarichi di governo. Parole e gesti violenti, amplificati a dismisura dai social media, diffondono un clima di diffidenza e odio nella società civile e mirano a screditare le istituzioni nazionali ed europee, che sono nostre e che dovremmo imparare a tutelare e difendere strenuamente, per il bene di tutti noi".
Francesca Moneta, studentessa del liceo statale Virgilio di Milano, riceve l’applauso di tutto l’emiciclo. Sorride, quasi intimidita e sorpresa. Tutti applaudono, anche alcuni esponenti del governo. Fossi stato in loro non l’avrei fatto. Perché nel giro di poche settimane due ragazze (la prima è stata Greta Thunberg) hanno dimostrato di avere programmi, idee e progetti migliori di tanti governi. Soprattutto, perché stanno loro a cuore molti aspetti della vita dei coetanei. Non capirlo è pericoloso, peggio di una campagna di fake news sui social. Preparazione, cultura, impegno, prima o poi, emergono. Non possono essere esclusi a lungo, relegati in un angolo in attesa di tempi migliori. Non ci sono intellettuali di ieri ad alzare la voce nelle piazze d’Europa. Sono le generazioni di domani che danno i voti, riempiono la pagella delle istituzioni di oggi. Per questo, quelle mani che si uniscono ad applaudire dovrebbero finire sul petto, per fare “mea culpa” di mancanze, visioni distorte, progetti incompleti se non dannosi. Certo, tanti osservatori potranno dire (come è successo) che tutto è politica, che dietro a questi visi nemmeno troppo intimiditi ci sono insegnanti ideologizzati, poteri forti, manovratori di ogni tipo…
A parte il fatto che in questo mondo al contrario è capitato a un’insegnante dover essere sospesa per diritto d’espressione, parole come odio, valori democratici, diffidenza, bene comune, dovrebbero coinvolgere tutti noi. Perché non si vive solo di uomini del palazzo. Le relazioni sono curate da ciascuno e basta poco per schierarsi da una parte o dall’altra quando si lavora, si gioca, si è in famiglia o si condivide un’esperienza di volontariato. Ogni giorno ci è richiesto di scegliere come iniziare la giornata, come relazionarci per non degenerare ancora di più. Francesca, Greta e tanti loro coetanei l’hanno già fatto. E noi?







