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Siamo ancora in piena Quaresima. Facciamo ancora in tempo a pensare a piccole conversioni. I Vangeli contengono molti racconti di Gesù che guarisce persone tormentate dai demoni. Prendiamone uno, per un piccolo spunto.

Quel giorno, Gesù aveva incontrato una di queste sfortunate creature e l’aveva guarita. “La folla fu presa da stupore” e si domandava chi fosse colui che era in grado di fare cose così straordinarie. Lo stupore è sapiente e salutare: alcuni della folla avvertono una potenza mai vista e provano empatia per l’uomo che è stato guarito. Non così fecero altri, i quali dissero: “È per mezzo di Beelzebul, capo dei demoni, che egli scaccia i demoni”. Qui ogni manifestazione di sapiente stupore è andata a rotoli, svelando una goffa stupidità, peraltro subito smascherata da Gesù, sospettato di fare il doppio gioco, col venire a patti con il principe dei demoni.

L’episodio mi suggerisce una riflessione meno grandiosa di quel che si è soliti fare a commento di questo genere di racconto, tuttavia non banale o che non ci possa riguardare. Avete mai pensato a quali espedienti ricorriamo, pur di non riconoscere il bene fatto da altri e ce la caviamo con una qualche scappatoia dello stesso tenore della frase dei dottori della legge: “Scaccia i demoni per mezzo del capo dei demoni”; “Senti da che pulpito…”; “Non prendo lezioni da nessuno…”; “Può venire qualcosa di buono da Nazareth…?”.
In altre parole: perché facciamo così tanta fatica a riconoscere e godere del bene fatto dagli altri, amici o nemici che siano?

E c’è anche un’altra preziosa pietruzza che voglio segnalarvi, a partire da un episodio riconducibile al grande re Davide. Vi si racconta di Davide, che vive un momento della vita prospero e felice perché, dopo tante guerre, il suo regno gode prosperità e pace. Si consiglia con Natan, il profeta: “Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda”. Gli è venuta la brillante idea di costruire un palazzo sfarzoso almeno quanto il suo, nientemeno che per Dio. L’idea strappa un’entusiastica approvazione anche al profeta Natan. E ci mancherebbe! C’è forse qualche iniziativa più meritoria di quella di costruire un santuario a Dio? Invece la bella idea non piace al beneficiario che sarebbe Dio stesso, il quale, a stretto giro di posta, ordina a Natan di far sapere a Davide: “Forse che tu mi costruirai una casa perché io vi abiti? Ho forse mai detto… perché non mi avete edificato una casa di cedro?” (2Sam. 7).

Certo, sappiamo di dover dare (in realtà, restituire) a Dio tutto il nostro meglio e che senza di Lui non possiamo fare nulla. Però, anche per riguardo a Dio, non è forse vero che spesso soffriamo della “sindrome della mosca cocchiera?”. Buona continuazione della Quaresima, che subito è Pasqua!



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