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Quanto vale una camicia? Due giovani coraggiose ci riscattano

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Il miracolo di Rashmi: solo una donna già abituata agli stenti della fame e della sete poteva sopravvivere per tanto tempo in quelle condizioni estreme. Il 10 maggio la giovane Rashmi - non conosciamo il suo nome di famiglia né la sua età reale - è stata estratta viva dalle macerie di Rana Plaza, dopo ben 17 giorni dal crollo del palazzo di otto piani, mercoledì 24 aprile.

Aveva trovato rifugio tra una trave e una colonna, in un buco con un po' di aria e luce. Si era nutrita - per così dire - di acqua e pane secco, ma le scorte erano esaurite da due giorni. Con l'ultimo filo di voce ha implorato coloro che, ormai oltre ogni speranza, stavano rimovendo le macerie: "Doya kore, amake baciào!" - Abbiate pietà, salvatemi!".

Sotto il crollo sono morte almeno 1.041 persone, per lo più adolescenti, identificate dalle targhette che portavano al collo. Altre 2.437 persone sono state estratte vive, di cui un migliaio gravemente ferite. E non si è saputo più niente della loro sorte. Molte erano sulle scale e davanti al cancello del palazzo, chiuso con vari lucchetti. Nessuno ha parlato dei bambini, che generalmente le giovani operaie portano con sé, e sono confinati sul terrazzo durante le ore lavorative.

Era un palazzo non autorizzato, su un terreno paludoso a Savar, in periferia di Dhaka, megalopoli del Bangladesh. Proprietario era Sohel Rana, il potente leader del gruppo giovanile della "Lega Awami", il partito al governo. È stato arrestato mentre fuggiva verso l'India, attraverso il confine di Benapole, una zona dove i saveriani lavorano tra i fuori casta.

Secondo esportatore al mondo di abbigliamento, il Bangladesh ha oltre 4.500 laboratori, con un fatturato di 20 miliardi di dollari (nel 2012), pari all'80 % dell'esportazione totale. Il salario quotidiano si aggira su 1 dollaro, per una media di 7 camicie al giorno per impiegato.

Ci sono imprenditori coscienziosi - anche italiani - che si preoccupano della sicurezza e della dignità delle persone impiegate nel tessile. Non così le "grandi firme". Tra le macerie di Rana Plaza è emerso il logo dei Benetton (Italia), Primark (Gran Bretagna), Mango (Spagna) e altri. Sei compagnie locali avevano il loro laboratorio nel palazzo che non c'è più. Producevano camicie e jeans per noi europei: a basso costo di salario, ad alto costo di vite umane.

Rashmi ha ringraziato Dio per essere uscita viva dalle macerie; ha detto che mai più andrà a lavorare in quelle condizioni disumane. C'è un modo per produrre senza dover morire, un modo di vestire un abito solidale?

Martina Giangrande ha avuto l'immenso coraggio di apparire in tv e manifestare i suoi sentimenti e le sue decisioni, dopo il grave attentato al papà Giuseppe, carabiniere in servizio davanti a palazzo Chigi, lo scorso 28 aprile. Con gli occhioni pieni di lacrime e la voce che usciva dal singhiozzo, dal centro di riabilitazione di Montecatone (Imola), ha dato la sua testimonianza di una concezione della vita, oggi tanto rara quanto preziosa.

"Io so già che questo posto sarà per molto tempo la sua, la nostra casa. Bisogna avere la forza di attaccarsi alle cose positive. E un fatto positivo c'è: mio padre è vivo e questa è la base su cui tutto può ricominciare". Anche Martina ha rinunciato al suo lavoro: "Resterò con papà. Non so se non riuscirà a muoversi da solo o se il Signore vorrà farlo camminare. Mi dico: è vivo, e questa è la notizia più bella".

Rashmi e Martina: due giovani così distanti, ma sorelle nella voglia di vivere con dignità negli imprevisti della vita, riscattano la nostra povera umanità.



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