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Padre Scaglia, “giovane” per la missione

La comunità saveriana di Cremona vuole restare giovane, anche se aumentano gli anni e gli acciacchi. Nessuno vuole vivere da pensionato, anche perché la pensione sociale non basta... neppure a morire. E non vogliamo finire in una casa di riposo, per prolungare di qualche giorno una vita diventata ormai solitaria e triste.

Vogliamo restare sulla breccia fino alla fine, sempre in attività, anche con le stampelle o in carrozzella. Vogliamo morire in piedi e non essere di peso. Vogliamo restare giovani, anche con i capelli bianchi, contenti di servire Gesù, la sua chiesa e l’umanità fino alla fine.

L’esempio di p. Scaglia

Padre Angelo Scaglia, di Robecco d’Oglio, si stupiva di essere “ancora vivo” alla bella età di 84 anni, nonostante fosse cardiopatico da oltre mezzo secolo e portatore di “pace‑maker” da 25 anni. Ad occhi superficiali, sembrava che non potesse fare più nulla, anzi che fosse di peso. In realtà, egli cercava di rendersi utile, anche senza dirlo. Stava spesso vicino alla portineria per rispondere al telefono quando non c’era nessuno, o apriva la porta ai poveri che venivano a chiedere qualcosa e ai benefattori che portavano qualche offerta.

Talvolta, prima delle grandi feste, mi chiedeva di accompagnarlo in auto a visitare qualche famiglia di amici, che aveva già avvisato del suo arrivo. Così, era sempre ben accolto e donava il suo entusiasmo missionario e il suo saggio consiglio. Tornava a casa stanco ma felice, e consegnava subito al rettore l’offerta ricevuta dagli amici.

L’ultimo biglietto d’auguri

Padre Angelo mi ha insegnato tanto con il suo esempio, non solo nel cercare aiuti per la comunità di Cremona e le missioni saveriane nel mondo, ma soprattutto per il suo amore profondo all’istituto e all’ideale missionario. Era legato soprattutto alla missione in Cina, di cui parlava come un innamorato e per la quale sempre pregava e invitava gli altri a fare lo stesso.

Diventato anziano e sempre più bisognoso di cure, cercava di non essere di peso a nessuno. Continuava a mantenere i contatti con gli amici e i benefattori, sia per telefono sia con qualche biglietto di auguri per i compleanni o gli onomastici. Ne aveva scritto uno, certamente l’ultimo, qualche giorno prima di morire. È arrivato dopo la sua morte e la destinataria me lo donò in sua memoria. Era la grande scrittrice Gatti Marmilia Galasi, nativa di Robecco, che lo conosceva fin da bambina.



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