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Qualcuno ancora ci apprezza, Animazione missionaria a Padova

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Da quando ero ragazzo a oggi, il modo con cui i missionari propongono il loro ideale e la loro vita è molto cambiato. Non è una novità, perché a ogni passaggio di generazione i rapporti mutano, si modifica la cultura, l'economia e la politica; cambia anche la spiritualità, le devozioni, la sensibilità umana e religiosa. Però, rimane sempre uguale il messaggio evangelico di Gesù Cristo.

L'iniziativa padovana

Nella diocesi di Padova ho trovato un approccio al mondo missionario che conserva ancora la stima per la consacrazione alla missione per tutta la vita. Il progetto di formazione per gli operatori di pastorale missionaria, infatti, coinvolge i missionari "ad vitam" - cioè coloro che appartengono a istituti missionari specificatamente tali - e li impegna direttamente nelle "equipe vicariali" che animano la diocesi.

A questi istituti missionari, senza gelosie o paure di perdere aiuti e vocazioni, a turno, sono assegnate diverse zone pastorali presso le quali sono invitati a dare la loro testimonianza. I missionari presentano il loro lavoro nel mondo, sollecitano adesioni, incoraggiano i giovani a rispondere generosamente alla vocazione per la missione, riaccendono nel popolo di Dio lo zelo missionario, ricordano a ogni cristiano la vocazione battesimale a testimoniare sempre e dovunque il Signore risorto.

Esiste la novità cristiana

Si tratta di un approccio capillare che dà ancora i suoi frutti. Con un certo rammarico, infatti, vedo che si riducono un po' dappertutto gli spazi per riflettere sull'urgente necessità di vivere nella chiesa la dinamica missionaria. Certo, in certi ambienti se ne parla molto, ma a volte il linguaggio della missione è usato in modo equivoco.

Quello che più manca è l'annuncio ai non cristiani, che nel mondo diventano sempre più numerosi. Abbiamo perso il senso dell'urgenza evangelica di rendere le nazioni discepole di Cristo con l'annuncio del vangelo. Ci siamo rassegnati a un cristianesimo che spesso si identifica con una cultura, a confronto con altre da rispettare, ognuna con spazi socio-ambientali ben definiti, da relegare nel privato, in nome della libertà di coscienza.

Pensiamo di essere nel giusto e di essere molto moderni, quando riconosciamo a ciascuno il diritto di "pensarla come vuole". A me questo non sembra l'approccio che Gesù ha usato quando è andato per le strade dei villaggi predicando: "Convertitevi e credete al vangelo". Bisogna reagire al sentimento comune di lasciar andare le cose come vanno. Senza la novità cristiana le cose non vanno bene affatto.

Ravvivare la missione

L'esperienza delle "giornate di sostegno", in atto nella diocesi di Padova e affidate agli istituti missionari, riconfermano la lungimiranza del centro missionario. Si sente l'importanza di ravvivare nelle parrocchie lo spirito missionario che ha animato da tanti secoli questa diocesi. Il numero di missionarie e missionari e di sacerdoti fidei donum ne è prova eloquente.

Il contatto con l'esperienza di persone che hanno fatto dell'evangelizzazione la loro scelta di vita, contribuisce a ridare la percezione del grande regalo che Dio ha fatto a ciascuno, donandoci la fede in Gesù suo Figlio e il desiderio di trasmetterla ad altri fratelli e sorelle nel mondo.

Questa esperienza si tramanda da un passato che ha dato molti frutti. Fortunatamente è rimasta. L'auspicio è che non venga meno la consapevolezza delle motivazioni di fede che sono alla base di questa preziosa iniziativa.

Da parte dei missionari saveriani di Zelarino, che di questo progetto fanno parte, arriva un "grazie" agli organizzatori che hanno tenuta aperta questa strada per l'animazione missionaria e vocazionale.



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