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Tre giorni di riflessione ad Ancona

La frase che mi ritorna di più in testa, dopo la seconda esperienza di convivenza e discernimento che ho vissuto ad Ancona dal 22 al 25 aprile, è questa: “la vera libertà è il disegno di Dio su di te!”. In tutto eravamo quattordici ragazzi: sei di Salerno, quattro di Vicenza, due di Desio e due di Ancona. Abbiamo dedicato tre giorni all'ascolto, alla preghiera, al silenzio, alla riflessione, alla condivisione. Insomma, è stato un tempo strappato alla corsa frenetica di ogni giorno.

L'incredibile accoglienza ricevuta dalla comunità saveriana di Ancona, le soleggiate giornate primaverili che hanno favorito le passeggiate e l'ottimo cibo, con il quale la cuoca ci deliziava ogni giorno, hanno fatto da ciliegina sulla torta .

Che vestito mettiamo?

Cercar di capire che “vestito” siamo chiamati a indossare - da sposati, da consacrati, da laici - per testimoniare nel miglior modo possibile il fatto che siamo figli di Dio , avendo come unico riferimento Gesù, è stato il tema principale delle giornate. Per me è stata un'impresa tutt'altro che facile, perché mi sono trovato a fare i conti con i miei limiti, le mie paure, i miei egoismi. Ma forse è proprio lì che il Signore ci chiede un incontro.

Ad aiutarci e a rendere ancora più bella quest'esperienza sono state le testimonianze dei missionari, delle missionarie e dei laici saveriani. Infatti, erano con noi p. Mario Ughetto, p. Piergiorgio Venturini, p. Giovanni Matteazzi, p. Claudio Codenotti, la saveriana Piera Grandi e Alessandro e Alessandra, laici saveriani. Sono state utili anche le testimonianze dei miei “amici d'avventura”, con i quali ci siamo trovati a condividere gli stessi temi e interrogativi, pur nella diversità e nella bellezza della vita di ognuno.

Preghiera ed emozioni

Tre giorni però passano in fretta. Noi giovani viviamo in una società che stenta a trovare il “senso” di tante situazioni. Al ritorno da esperienze di questo tipo, ci ritroviamo ad affrontare realtà fuorvianti. Per fortuna, abbiamo la consapevolezza che nella preghiera troviamo una strada per “resistere”, per vedere il mondo e le cose dal profondo di noi stessi, con occhi diversi. Solo attraverso uno stile di vita più contemplativo, ritagliandoci nella giornata almeno un piccolo spazio per la preghiera e il silenzio, possiamo vivere meglio la nostra routine.

Da questo breve racconto dell'esperienza anconetana, rimangono fuori quei sentimenti autentici e tutte quelle sensazioni che, detti o scritti, sembrano inutili e banali. Invece, sono proprio queste emozioni che noi giovani ricordiamo di più e conserviamo nel cuore.



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