Provocazioni per il nostro dialogo
Ci vuole un prossimo. Sembra ovvio: per dialogare bisogna essere almeno in due. Uno che mi è prossimo - accanto; uno al quale io mi faccio prossimo - accanto. C'è fascino e fatica, perché l'altro è un universo da scoprire; ma il suo mondo, la sua fede e morale, lo stile di vita sono diversi dai miei. Anche questo fa parte del dialogo "avventura". E le persone sono concrete, non "virtuali". Oggi molta comunicazione è virtuale: ci aiuta nel dialogo? Nell'era del "connetterci", del "chattare", del "face book"... incontriamo davvero il prossimo? Ci facciamo davvero "accanto"?
Identità chiara e solida - Perché ci sia dialogo vero e non un blaterare stupidotto, bisogna essere costruiti su una identità solida e sicura, e con un atteggiamento fondamentale: un'identità "pro" e non "contro", di simpatia e non ti antipatia.
Per che cosa? - Si può dialogare per tante cose. Paolo fa una scelta e vive il dialogo per quello che più gli sta a cuore: annunciare a tutti Dio-Gesù, rivelato con tutta la sua vita.
A "caro prezzo" s'impara - Come tutte le cose importanti della vita, il dialogo è "a caro prezzo". Niente è scontato, facilitato. È una strada da percorrere senza scorciatoie. Sottocosto o prendendo scorciatoie, nella vita si produce poco di buono per sé e per gli altri. Come la vita, anche il dialogo cresce ed è in divenire.
Paolo il dialogo lo impara, lo vive a caro prezzo e lo fa crescere esercitandolo, imparando anche dagli smacchi e dalle sconfitte che incassa, cambiando fatica, smacco e sconfitte in nuove opportunità di dialogo.
Questa è l'affascinante e faticosa avventura!








