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Proviamo con nuovi stili di vita, Economi saveriani a convegno

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Dal 24 al 26 marzo la casa dei saveriani di San Pietro in Vincoli ha ospitato l'annuale convegno degli economi delle comunità saveriane d'Italia. Erano presenti anche il vicario generale p. Menegazzo e il superiore in Italia p. Pozzobon.

Se fosse solo per la cronaca, sarebbe già tutto detto. Ma, sistemati i registri economici come in ogni normale famiglia, anche i responsabili dei "conti saveriani" si sono permessi di fare delle riflessioni. A proporle e guidarle c'era il famoso Francesco Gesualdi. Oggi è nonno, ma una volta era il "Francescuccio", studente alla scuola di don Milani a Barbiana. E di strada ne ha fatta... È stato persino in Bangladesh nella missione saveriana di Jessore e in Africa, non per fare il volontario, ma per mettersi dall'altra parte del mondo, insieme alla sua famiglia, e sperimentare un po' come si vive nei Paesi impoveriti.

Cambiare perché...

Le osservazioni di Gesualdi sono fondate su una visione profondamente umana della vita e molto aderenti alla realtà che stiamo vivendo: la crisi finanziaria mondiale; il voto di povertà dei religiosi; i missionari coinvolti nelle situazioni ingiuste di povertà; il valore della loro testimonianza per una corretta informazione.

Prima di tutto, se si parla di nuovi stili di vita, vuol dire che ce n'è uno vecchio, che è proprio quello che stiamo vivendo, uno stile ispirato a voler sempre di più: più ricchezza, più produzione, più consumo, più velocità, più apparenza, più successo... Il nuovo stile, al contrario, dovrà puntare a più leggerezza, più sobrietà, più rispetto, più pulizia, più salute, più solidarietà.

Ma ancor prima di pensare a "come cambiare", ci dobbiamo chiedere "perché cambiare". Il motivo  principale è che il vangelo mette in guardia dalle eccessive ricchezze e dichiara la beatitudine della povertà.

Ci vuole più solidarietà

Tutti sappiamo che il lavoro giornaliero fatto con onestà può procurare qualche risparmio, ma non la ricchezza sfondata. Spesso le ricchezze si accompagnano a violenza, truffa, sfruttamento, violazione dei diritti umani. E spesso i poveri sono proprio le prime vittime delle violazioni dei diritti umani.

La ricchezza, inoltre, può allontanarci dalla comunità umana, mentre la povertà ci induce alla solidarietà con chi abbiamo vicino, sviluppa i rapporti umani, l'amicizia e la coesione sociale; tutti fattori che danno speranza per uscire dalla povertà, dalla malattia, dalla disgrazia.

Quando si hanno i soldi in tasca, la nostra sicurezza si basa su quelli: sono ricco, quindi sono sicuro. E gli altri intorno a noi diventano potenziali nemici che possono aggredire la nostra sicurezza e derubarci; per cui è meglio comprare qualche arma e ...difenderci!

Ma è proprio questo il mondo che vogliamo?



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